EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICO SULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA
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RAPPORTI SU IMMIGRAZIONE  E PREVIDENZA a cura dell'Avv. Fabio Loscerbo

IMMIGRAZIONE: UNA RISORSA DA TUTELARE - PRIMO RAPPORTO SU IMMIGRATI E PREVIDENZA NEGLI ARCHIVI INPS
IMMIGRAZIONE_UNA RISORSA DA TUTELARE_PRI[...]
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La presenza dei lavoratori migranti nel contesto italiano è andata crescendo in misura consistente a partire dagli anni ’90 e con un’accentuazione del tutto particolare nell’ultimo decennio.

Come avviene per altri settori della Pubblica Amministrazione, anche l’Istituto deve oggi confrontarsi con un’utenza ‘multiculturale’; gli immigrati, in quota crescente sul totale degli iscritti, pur essendo assicurati alle stesse condizioni dei lavoratori italiani e avendo diritto a prestazioni uniformemente definite dalla legge, posseggono spesso una posizione contributiva non facilmente ricostruibile, dal momento che non di rado si sono affacciati al mondo del lavoro nel loro paese di origine e forse proseguiranno il loro percorso lavorativo in altri paesi.

Ne deriva per l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale un delicato impegno nei confronti di questi utenti: assicurare che non venga interrotto il collegamento tra la riscossione dei contributi e l’erogazione delle prestazioni ed evitare che il lavoratore immigrato venga confinato nell’oscurità del sommerso, con conseguenze estremamente negative per lui stesso e per il sistema previdenziale.

In questo compito è fondamentale il carattere aperto della legislazione sociale italiana, che attribuisce a tutti i lavoratori uguale dignità, a prescindere dalla loro cittadinanza ed assicura loro un

uguale trattamento, salvo alcuni limiti che sussistono nel caso che venga meno la permanenza sul territorio italiano.

Altrettanto importante è l’attività di promozione, che l’Istituto può svolgere a livello internazionale, per la realizzazione di un quadro normativo sovranazionale o di accordi bilaterali che aumentino il livello di protezione dei migranti in materia di sicurezza sociale.

Non sempre, infatti, sussistono con i numerosi paesi d’origine dei migranti convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale che consentano di porre rimedio agli inconvenienti della frammentarietà dei rapporti assicurativi.

Così come è avvenuto in passato nei confronti degli italiani migranti, l’Istituto è quindi chiamato ad assicurare ai lavoratori immigrati una tutela puntuale in grado di tenere conto anche di queste diversità, rappresentando, per chi ne è involontario portatore, un solido punto di riferimento.

E’ intenzione dell’Istituto, che da sempre si è distinto anche come protagonista nell’approfondimento conoscitivo degli aspetti previdenziali e di sicurezza sociale legati ai sistemi socio-economici, fornire il suo utile contributo, a partire da questa pubblicazione, alla comprensione

del nuovo contesto produttivo caratterizzato da una presenza di forze lavoro immigrate che sta diventando una componente sempre più strutturale del nostro mercato del lavoro.

Ad essa, così come a tutte le altre, l’Istituto non farà mancare le sue tutele.

In quest’ottica questo numero di Sistema Previdenza è dedicato ad una indagine, in gran parte basata sui dati contenuti negli archivi dell’Istituto, sugli immigrati come lavoratori e come fruitori di prestazioni, condotta con l’attenta collaborazione di Dossier Statistico Immigrazione Caritas / Migrantes.

FONTE:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51860

https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Allegati/1831_Rapporto_Immigrazione.pdf

REGOLARITA', NORMALITA', TUTELA: SECONDO RAPPORTO SU IMMIGRATI E PREVIDENZA NEGLI ARCHIVI INPS
REGOLARITA NORMALITA TUTELA - SECONDO RA[...]
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Per il secondo anno, l'Istituto ha ritenuto di dedicare un numero di ‘Sistema Previdenza’ ad una lettura della crescente presenza di lavoratori stranieri nel nostro paese i quali, come categoria di titolari di diritti indubbiamente più fragile e più esposta alle logiche talvolta impietose del mercato del lavoro, necessitano di una tutela previdenziale ed assistenziale qualitativamente più forte. Una chiara consapevolezza è alla base del nostro lavoro quotidiano, la protezione sociale dei portatori di diritti, cittadini e non, deve passare attraverso un percorso di 'regolarità'. Regolarità è quindi la parola chiave del lavoro, alla quale si riconducono altri attributi come qualità e ampiezza, riferiti naturalmente alle tutele sociali. Nel concetto di regolarità si coniugano, come forse soltanto in quello di cittadinanza avviene, diritti e doveri, intrinsecamente gli uni agli altri legati. La condizione di regolarità favorisce l’estensione dei diritti di cittadinanza e amplia i margini di integrazione e di inclusione sociale, promuovendo la partecipazione attiva dei cittadini stranieri alla dimensione sociale e civile, oltre che a quella economico-produttiva, che rappresenta la dimensione di prima necessaria integrazione. Contribuire ad aumentare i margini di legalità e regolarità del lavoro di tutti, ma degli stranieri in particolare, è una delle principali sfide che l'Istituto è chiamato a raccogliere, con impegno costante, responsabile e condiviso con le altre realtà istituzionali del nostro Paese. Le stesse linee strategiche dell'Istituto sono chiare nell'attribuire a questa tematica un ruolo prioritario, nella consapevolezza che la tutela dei diritti assistenziali e previdenziali è un problema di tutti e che la garanzia dei diritti acquista maggiore efficacia se unita alla conoscenza ed al rispetto dei doveri. Peraltro, nell'agenda del Governo sono iscritte una serie di innovazioni normative di grande rilievo rispetto all'immigrazione, finalizzate a facilitare l'ingresso e la piena e rapida integrazione degli stranieri, in un quadro di complessivo aumento dei margini di legalità, da realizzare anche attraverso politiche di deciso contrasto al lavoro nero o irregolare e all’evasione contributiva. Oggi, anche le strategie d'intervento a livello comunitario trovano supporto in visioni maggiormente concordi tra gli Stati membri, e non siamo lontani da una politica europea globale dell'immigrazione, nella quale uno degli aspetti fondamentali sarà l’intervento sull’immigrazione illegale, attraverso un corretto bilanciamento tra aumento della regolarità della presenza di immigrati e contrasto all’illegalità. Anche per il rapporto di quest'anno l'Istituto si è avvalso del supporto prezioso di Caritas Italiana, con la quale da tempo si è instaurata una consolidata collaborazione. Il contributo che abbiamo ricevuto dalla Caritas, attraverso la struttura del “Dossier Statistico Immigrazione“, è consistito soprattutto nella capacità di dare una

lettura di carattere socio-economico agli archivi statistici dell’Istituto, aiutandoci a far parlare ai nostri dati un linguaggio efficacemente rappresentativo della realtà. Ci piace tuttavia pensare - e ricordare a tutti - che tale capacità di lettura derivi, prima ancora che da consolidata cultura scientifica, dalla sensibilità ai problemi sociali che viene alla Caritas dal suo quotidiano impegno nell’aiuto ai più deboli, quelli a cui talvolta le Istituzioni pubbliche non riescono a arrivare. Anche di questo la ringraziamo.

FONTE:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51860

https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Allegati/1832_Rapporto_Regolarita_normalita_tutela.pdf

DIVERSITA' CULTURALE, IDENTITA' DI TUTELA: TERZO RAPPORTO SU IMMIGRATI E PREVIDENZA NEGLI ARCHIVI INPS
DIVERSITA CULTURALE IDENTITA DI TUTELA T[...]
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La cura posta dall’Istituto nell’approfondire la presenza dei lavoratori immigrati nei suoi archivi rientra nella sua tradizione di coniugare la responsabilità istituzionale nel settore previdenziale con una forte sensibilità sociale, dimostrata non solo nel mettere i dati a disposizione di una cerchia allargata di utenti, ma anche nel collegarli in un contesto improntato a una visione ampia, nella quale la legalità si congiunge alla promozione della dignità del lavoro. Le recenti proiezioni demografiche dell’Istat, che hanno ipotizzato gli scenari che si delineeranno da qui al 2050, non possono lasciare indifferenti di fronte al crescente impatto che la presenza immigrata avrà nella società e nel mercato occupazionale. Questa nuova presenza è l’opportunità che ci viene offerta per rimediare alle conseguenze di un andamento demografico negativo che non siamo più in grado di riprendere senza un apporto esterno. Del resto, come cittadini di un grande Paese di emigrazione, noi stessi abbiamo svolto lo stesso ruolo nei confronti di tanti Paesi, dove ancora sono insediate consistenti collettività italiane. Mi pare, anzi, doveroso ispirarmi a questo passato e sottolineare ancora una volta che la strategia dell’Istituto non può fare a meno di insistere congiuntamente sulla legalità, che comporta il pieno rispetto delle leggi e il contrasto di ogni loro inosservanza, e sulla promozionalità, che fa di ogni lavoratore un potenziale da tutelare nel corso dello svolgimento del lavoro e, quindi, al momento del pensionamento. Il III Rapporto prende l’avvio dal contesto europeo e pone a confronto la locale situazione lavorativa degli immigrati con quella che si riscontra in Italia, che viene presentata dettagliatamente nei suoi aspetti statistici e normativi. Così come l’immigrazione è destinata a diventare una parte consistente del Sistema Italia, altrettanto deve diventare fondamentale il riferimento europeo. Il nostro continente dalle tradizioni millenarie, che una volta aveva una tradizione unitaria, si propone oggi come una tra le aree a più elevata presenza di immigrati, e quindi come un crocevia di popoli e culture. È imponente la sfida che l’Italia sta vivendo insieme agli altri Stati membri e, se essa verrà risolta in maniera soddisfacente, il futuro che ci attende non potrà che essere positivo. Il contributo che l’Istituto è in grado di fornire, pur essendo limitato alle sue competenze istituzionali, non è per questo meno importante. Parlare di lavoro dipendente o autonomo, di durata dei rapporti, di qualifiche e retribuzioni, di ripartizione in settori e di prestazioni erogate, contribuisce a rendere gli immigrati una realtà meno astratta e meno lontana e più vicina alle vicende che noi stessi viviamo. I dati finiscono di essere meramente dei numeri e si tramutano anche in indicatori sociali di una nuova presenza lavorativa e sta in ciò l’utilità del nostro Rapporto, che ci riproponiamo di ampliare e diffondere maggiormente.

FONTE:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51860

https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Allegati/1833_Rapporto_Diversita_culturale_identita_tutela.pdf

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LA REGOLARITA' DEL LAVORO COME FATTORE DI INTEGRAZIONE: QUARTO RAPPORTO SUI LAVORATORI DI ORIGINE IMMIGRAZIONE NEGLI ARCHIVI INPS
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Sono oltre due milioni gli immigrati inseriti nel mondo del lavoro e, seppure particolarmente concentrati in alcuni settori, si può dire che costituiscono una dimensione strutturale del nostro mercato del lavoro e, di conseguenza, anche del nostro sistema previdenziale. Deriva da questo stretto collegamento l’importanza degli archivi dell’INPS, che qui vengono utilizzati e rigorosamente analizzati, sia per incentivare una tutela più adeguata sia per favorire una conoscenza più esaustiva. Anche se in Italia sono ormai molto numerosi i contributi e gli apporti dedicati al ruolo dei migranti nel sistema economico-produttivo nazionale, riteniamo che questo IV Rapporto, come quelli precedenti, offra un originale contributo proprio perché basato sugli archivi che l’INPS ha il compito istituzionale di gestire, di cui vengono presentati i dati più significativi cercando di valorizzarne la valenza informativa. Ispirati a quest’ottica, i capitoli della Sezione introduttiva aprono con lo scenario del mondo del lavoro inquadrato in questo tempo di crisi, ponendo in collegamento la situazione italiana con quella riscontrata in diversi altri Paesi europei. In un contesto, quale quello della crisi economica, in cui è andato diminuendo il tasso di attività e aumentando quello di disoccupazione, la normativa riguardante gli immigrati e il loro inserimento lavorativo è diventata più articolata e complessa; come attesta il susseguirsi degli interventi degli ultimi anni, anche l’inquadramento dello stato sociale è andato modificandosi: un cambiamento che, da una parte, vede gli Stati in affanno per la riduzione delle risorse disponibili e, dall’altra, i destinatari interessati a richiedere una copertura più ampia. È doveroso sottolineare, a questo proposito, che gli immigrati non sono solo fruitori dei benefici del welfare, ma anche erogatori di welfare e di fondamentale supporto e sostegno alle famiglie. I dati degli archivi previdenziali sono presentati nella sezione centrale del Rapporto, che dedica specifica attenzione a ciascuna delle principali categorie occupazionali di riferimento (i dipendenti da aziende, i lavoratori autonomi, i lavoratori agricoli e quelli domestici). Non mancano capitoli trasversali, come quello dedicato ai livelli retributivi o alle prestazioni a sostegno del reddito, materia preminente in questa fase di crisi, documentabile solo attraverso i dati registrati dall’INPS. La trattazione complessiva di questi aspetti viene completata con l’analisi di quanto avviene in alcune regioni (il Piemonte e il Trentino Alto Adige).

Infine un fondamentale capitolo è quello dedicato alle pensioni, sulle quali si riesce a offrire un quadro legato all’attualità, come anche all’andamento ipotizzato per il prossimo futuro. La sezione Approfondimenti affronta temi di stretta attualità riguardanti il bilancio tra entrate e uscite ricollegabili alla popolazione immigrata, l’andamento del settore agricolo, il lavoro stagionale, le opportunità del permesso di soggiorno per protezione sociale (previsto dall’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione) nelle situazioni di sfruttamento lavorativo. Non manca un quadro comparativo tra le tra maggiori collettività di immigrati (Romania, Albania e Marocco), che, ponendo in evidenza analogie e differenze, aiuta a perfezionare le strategie di intervento. Esaminando il Rapporto in particolare, non può sfuggire l’importanza di una trattazione non pregiudiziale, bensì basata sui dati, dell’inserimento degli immigrati nel sistema di welfare, con i suoi costi (non solo previdenziali) e i benefici che apporta con il pagamento dei contributi e delle tasse. È tranquillizzante riscontrare che in questa fase i lavoratori immigrati non sono un peso supplementare e che così continuerà a essere per un certo numero di anni. Provvidenziale è anche l’apporto assicurato in agricoltura con la messa a disposizione di una quota supplementare di forza lavoro, meritevole però di una tutela più ampia, sotto il profilo della trasparenza e delle condizioni di legalità. L’ultima sezione riguarda l’utenza di origine immigrata a Roma e i diritti previdenziali e assistenziali: Indagine campionaria sulla percezione dei servizi erogati dall’Istituto. Preceduta da un capitolo dedicato all’inserimento occupazionale dei lavoratori immigrati nell’area romano-laziale, l’indagine qualitativa viene illustrata nella sua impostazione metodologica e quindi nei risultati conseguiti sulla base delle domande finalizzate a indagare la cosiddetta customer satisfaction, che evidenziano un rapporto soddisfacente tra gli immigrati e l’INPS. Chiude una sezione dedicata agli Allegati statistici, riguardante sia i principali esiti dell’indagine sia i dati di archivio. Chi ha seguito anche le precedenti edizioni del Rapporto non mancherà di riscontrare che, pur salvaguardando la sostanza delle impostazioni precedenti, non sono poche le innovazioni, come i capitoli regionali, gli approfondimenti e l’indagine campionaria. Al riguardo è importante sottolineare che è stata sempre seguita una rigorosa impostazione scientifica basata sui dati, dei quali è stato evidenziato il significato sociale. Per questo voglio ringraziare i redattori del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, strutturati nel Centro Studi e Ricerche Idos, e i diversi operatori dell’Istituto che hanno validamente collaborato. Sono convinto che il migliore ringraziamento, per loro, sarà l’apprezzamento del Rapporto e il dibattito che ne seguirà e che sarà funzionale anche ai futuri approfondimenti.

FONTE:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51860

https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Allegati/1834_Rapporto_regolarita_lavoro.pdf

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