EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICO SULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA
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AGRICOLTURA BIOLOGICA E SICUREZZA ALIMENTARE

Struttura produttiva e aree di produzione

 

Struttura della filiera – Aree di produzione

Il settore dell’agricoltura occupa un posto importante nell’economia tunisina, contribuendo in media per il 12% al PIL nazionale. Il suo contributo alla bilancia dei pagamenti è dell’ordine dell’11% annuo. L’intero comparto agricolo occupa il 16% della manodopera nazionale.

 

I principali prodotti dell’agricoltura tunisina sono: l’olio d’oliva (di cui la Tunisia è uno dei principali produttori mondiali), i datteri, gli agrumi (principalmente arance, qualità “maltese”), cereali, frutta (melograni, uva, fichi, fichi d’india, mele) e ortaggi (principalmente pomodori, peperoni e carciofi).

Le aree a maggiore vocazione agricola sono il nord-ovest (cereali, olio d’oliva e foraggi), il Capo Bon (agrumi, verdure), il centro-ovest (frutta: mele, albicocche, fichi d’india), le zone intorno a Sfax (olio d’oliva e mandorle), Sidi Bouzid (ortaggi e verdure), Gabès (melograni e primizie) e Kebili/Tozeur (datteri).

 

In Tunisia, l’agricoltura biologica ha cominciato a svilupparsi nel corso degli anni Novanta, quando la conversione al biologico è stata stimolata soprattutto dalla crescente domanda internazionale. Nel 1999 il Governo tunisino ha regolamentato il settore dell’agricoltura biologica e dall’anno successivo é stato creato un Centro tecnico dell’Agricoltura Biologica (CTAB), situato a Chatt Meriem (Sousse).

La superficie dedicata al biologico é passata da 33.500 del 2005 a 140.000 ettari nel 2013. I dati disponibili – per la campagna agricola 2012 – registrano una preponderanza del settore della produzione d’olio d’oliva che da solo occupa quasi i due terzi della superficie coltivata in modalità biologica della Tunisia, in gran parte concentrati nell’area centro-meridionale della Tunisia, in corrispondenza dei Governatorati di Sousse, Mahdia, Kairouan e – soprattutto – Sfax.

 

Puntando sulla notorietà del prodotto tunisino sul mercato internazionale, il dattero coltivato si è imposto tra i prodotti biologici più esportati. Numerose sono le aziende agricole del sud del paese (Kebili e Tozeur) che hanno effettuato la conversione in modalità bio e che – da sole o in partenariato con aziende straniere – producono e commercializzano il frutto fresco e una vasta gamma di sottoprodotti alimentari e cosmetici derivati dalla palma da dattero.

Anche gli agrumi rappresentano una voce importante nell’export di prodotti biologici tunisini. In particolare, le arance della qualità “maltese” sono molto richieste sul mercato francese.

La coltivazione biologica del fico d’india ha avuto uno spettacolare sviluppo negli ultimi anni, in seguito a delle azioni di sensibilizzazione sulle caratteristiche nutritive del frutto e sui numerosi utilizzi che la pianta può avere in cosmetica. Il lancio di azioni specifiche da parte di alcuni attori della cooperazione internazionale (es. Progetto PAMPAT, UNIDO/Coop. Svizzera) per il rafforzamento della filiera del fico d’india risponde inoltre a delle esigenze di sviluppo socio-economico delle aree rurali dell’interno, particolarmente di quella del Centro-Ovest (Governatorati di Kasserine, Sidi Bouzid, Kairouan e Gafsa).

Il settore della produzione di verdura bio rimane ancora poco sfruttato, limitandosi alla coltivazione di alcune tipologie di prodotto (particolarmente meloni e pomodori) sfruttando spesso le risorse geotermali che vengono utilizzate per colture in serra per approvvigionare il mercato fuori dai periodi di normale produzione (primizie e post- stagione). Tali coltivazioni si concentrano nel sud, intorno alle città di Gabès e – in misura minore – nell’area di Tozeur. Per quanto invece riguarda la produzione in pieno campo, essa è meno diffusa e si localizza in alcune aree irrigue dei Governatorati di Sidi Bouzid, Kairouan, Beja e Nabeul. Tipica della città di Gabès, la coltivazione del melograno è stata oggetto di programmi specifici per la sua valorizzazione per l’esportazione, compresa l’introduzione della certificazione bio e del marchio di denominazione d’origine.

 

Oltre ai circa 140.000 ettari recensiti come superficie agricola biologica, il Ministero dell’Agricoltura considera nel computo anche 60.000 ettari di superficie occupata da aree silvicole e forestali (concentrate nel nord-ovest del paese) nelle quali crescono spontaneamente piante aromatiche (es. rosmarino) o alberi da frutto (es. lo zgougou, un tipo di pinolo proveniente dal pino d’Aleppo, utilizzato localmente in pasticceria). In questo caso non si è in presenza di prodotti biologici certificati, ma che vengono considerati tali per il fatto che non sono sottoposti a trattamenti fitosanitari.

 

Principali produttori

Il settore dell’olio d’oliva bio vede una concentrazione di imprese attorno alla città di Sfax. Tra le più importanti citiamo l’HUILERIE LOUED”, la “HUILERIE GARGOURI”, i “DOMAINE BEN SAIDA” e il gruppo “ABOU WALID” la cui sede commerciale si trova a Tunisi.

Una menzione particolare per la “HUILERIE BEN SELMA” di Khniss/Sousse, che oltre all’olio biologico produce anche oli vegetali bio, tra cui quello di semi di fico d’india.

Nel settore dei datteri si segnalano la HORCHANI DATTES di Degueche/Tozeur che da 20 anni opera nella produzione e il condizionamento delle qualità Deglet Nour e Allig, la BENI GHREB de Hazoua/Tozeur specializzata nella produzione e nel confezionamento di datteri biologici e biodinamici provenienti da cooperative locali di agricoltori biodinamici e il leader del mercato, la BOUJBEL VACPA che dalla sua unità di Beni Khalled/Nabeul produce datteri biologici con il marchio “LYNA BIO”.

 

Caratteristiche del mercato

 

La domanda di prodotti biologici in Tunisia è ancora molto bassa. Il lancio delle produzioni biologiche è estremamente recente e il consumatore tunisino – pur essendo stato oggetto di campagne di sensibilizzazione – non esprime particolari preferenze per i prodotti biologici nelle sue abitudini di consumo e ciò per molteplici ragioni.

Innanzitutto, il costo del prodotto bio è molto più elevato rispetto al prodotto da agricoltura convenzionale: il potere d’acquisto del consumatore medio tunisino non permette di privilegiare prodotti che vengono proposti a prezzi in media pari al doppio del costo della frutta e verdura convenzionale. A ciò si aggiunge la poca riconoscibilità del prodotto bio: la creazione di un marchio biologico nazionale non sembra abbia avuto l’impatto sperato sui consumatori locali. Infine, la qualità dei prodotti biologici destinati al mercato interno (fatto salvo l’olio d’oliva) appare decisamente inferiore a quella dei prodotti concorrenti da agricoltura convenzionale, risultando meno accattivante nell’aspetto (in assenza di un packaging specifico che identifichi il prodotto come “biologico”) e poco riconoscibile come prodotto “più sano”. Sebbene si sia scelto spesso di promuovere il prodotto biologico in ambiti più prossimi al consumatore che dispone di un maggiore potere d’acquisto (grandi catene di supermercati a Tunisi e nelle principali città costiere), i consumi sono ancora bassi.

A tale situazione si aggiunga che il biologico tunisino nasce come tentativo di dare maggiore valore aggiunto alla produzione agricola nazionale destinata all’esportazione. L’impulso al settore è stato dato dal comparto trainante dell’agricoltura tunisina – l’olivicoltura – che ha visto nella produzione bio una possibilità di valorizzazione della produzione nazionale destinata all’esportazione. Ciò è avvenuto nell’ambito delle strategie di posizionamento sui mercati internazionali, che mirano a presentare la Tunisia non come paese fornitore di prodotto sfuso dei paesi “egemoni” (Italia e Spagna), ma come paese produttore con una sua immagine riconoscibile di qualità. Anche se la tendenza è in diminuzione, ancora una parte rilevante della produzione è venduta sfusa, con immaginabili perdite di plusvalore per le aziende locali.

Allo stesso modo, si è cercato di dare ai prodotti principali dell’agricoltura tunisina (datteri, agrumi, melograni, meloni …) un valore aggiunto “bio” per incrementare il valore delle esportazioni nel comparto agricolo.

A tale scopo, con il decreto 2011-4801 è stato creato un logo per i prodotti dell’agricoltura biologica tunisina, fissandone anche la modalità e le procedure per il suo ottenimento.

 

Ne risulta quindi che le strategie di commercializzazione e di marketing sono in gran parte rivolte all’esportazione, e si lascia entrare il prodotto tunisino “invenduto” sul mercato nazionale, spesso commercializzato alla stregua dello stesso prodotto convenzionale. Una delle debolezze riscontrate all’interno della filiera del biologico consiste nella presenza di un numero elevato di produttori. Tale dato rispecchia la struttura produttiva del comparto che è caratterizzato dall’esistenza di moltissime piccole aziende agricole che mettono a coltura degli appezzamenti di pochi ettari (oltre il 75% dei produttori lavora appezzamenti d’estensione inferiore ai 10 ettari).

 

La trasformazione dei prodotti biologici conta più dell’80% degli operatori impegnati nel settore dell’olio d’oliva. Anche in questo caso, le dinamiche di crescita del settore del biologico rispecchiano quelle dell’intero comparto olivicolo, influenzate da problemi strutturali e lacune gestionali.

Gli esportatori solo in parte specializzati nel biologico, cercano di utilizzare i loro canali tradizionali anche per questa specifica tipologia di prodotti. Pertanto, anche se in presenza di prodotti di buona qualità, il marchio del biologico tunisino non ha ancora un grande richiamo sui mercati europei ed è poco valorizzato, evidentemente a causa di lacune in termini di competenze gestionali e di marketing, necessarie per posizionare il biologico tunisino sui mercati mondiali.

Per quanto concerne la presenza di operatori commerciali specializzati nel biologico, esistono alcune aziende che hanno sviluppato una gamma di prodotti trasformati – particolarmente a base di cereali – che vengono proposti sul mercato nazionale e internazionale in quanto prodotti dietetici. Allo stesso tempo, tali operatori promuovono una gamma di prodotti cosmetici a base di oli vegetali bio (oliva, mandorla, fico d’india). In tal modo, riescono a raggiungere un target ben preciso di clientela e ad assicurare la redditività del loro investimento. Si possono citare come esempi: la catena “Nutridiet” che dispone di 3 punti vendita posti appositamente nei quartieri più agiati di Tunisi (Menzah 6, Menzah 9 e La Marsa); la società “Napolis”, creata da imprenditori svizzeri, che produce prevalentemente pasta, cuscus e altri prodotti da cereali bio sia per il mercato interno che internazionale e la società “Nopal” che da Kasserine esporta fichi d’india freschi, ma anche tutti i sottoprodotti (olio di semi, fiori essiccati, polvere di pianta di fico d’india, farina di semi) e una gamma completa di prodotti cosmetici a base di estratti della pianta e dei suoi frutti.

Import/Export

 

Le quantità di prodotti biologici importate in Tunisia sono irrilevanti. Sebbene non sia possibile disgregare i dati delle importazioni di frutta, verdura, oli ed altri prodotti alimentari sulla base della loro produzione in biologico o in convenzionale, si è a conoscenza di un limitato flusso di prodotti trasformati di tipo “dietetico” – principalmente derivati dai cereali che vengono commercializzati a costo piuttosto elevato presso le grandi catene di distribuzione e i negozi specializzati in prodotti dietetici e naturali. Ad esempio, è presente sul mercato tunisino la marca italiana “Misura” con i suoi prodotti dietetici (per diabetici, celiaci ...), mentre sono presenti altre marche europee – francesi,

 

tedesche o spagnole – con prodotti a base di cereali, dolcificanti, marmellate, propriamente identificabili come biologici, mentre non esistono prodotti freschi (frutta, verdura) o olio d’oliva biologico proveniente dall’estero.

Per quanto invece concerne le esportazioni di prodotti biologici, è possibile fare riferimento ai dati che provengono dal Ministero dell’Agricoltura, dall’APIA o dalle associazioni di categoria. Anche in questo caso, le rilevazioni del locale Istituto di Statistica non distinguono tra le quantità prodotte in convenzionale e quelle in biologico.

 

La produzione - dopo un’annata molto positiva registrata nella campagna 2010-2011 - è in diminuzione, in coincidenza con delle annate sfavorevoli nel settore olivicolo. Per quanto invece concerne l’esportazione, il trend è positivo in termini di quantità e altalenante in valore.

Dai dati ancora parziali (febbraio 2014) forniti dal GIL – Groupement Interprofessionnel des Légumes – le esportazioni di verdure prodotte in modalità biologica nella campagna 2013-2014 in corso, ammontano a circa 17.000 tonnellate. Se tale dato fosse confermato, si assisterebbe per questa campagna ad un eccezionale aumento delle esportazioni.

Il pomodoro si posiziona al primo posto con circa il 36% del totale di verdure bio esportate, seguito dalla patata (25%), le insalate (15%) e la zucca (7%).

Le principali destinazioni delle verdure biologiche tunisine sono la Francia (35%), l’Italia (21%) e la Libia (18%).

I dati delle esportazioni di verdure biologiche rispecchiano in proporzione quello generale delle esportazioni di tunisine di verdure. Risulta infatti che l’Unione Europea è la destinazione di quasi i due terzi della produzione tunisina, con Francia (39%) e Italia (25%) in testa alla graduatoria. Al terzo posto si posiziona la Libia (17%).

Anche per quanto concerne la frutta biologica, le importazioni sono assolutamente trascurabili (piccoli quantitativi di marmellate e confetture biologiche e/o dietetiche). Per contro, le esportazioni di frutta biologica tunisina sono in costante aumento e puntano su due tipologie di prodotto che – anche nella loro versione convenzionale – hanno una buona immagine sui mercati internazionali: i datteri e gli agrumi.

I datteri coprono circa il 20% dell’export tunisino di prodotti biologici. La filiera – concentrata nelle oasi del sud-ovest del paese – è controllata da 5 grandi aziende che gestiscono la produzione di circa 200 piccole e medie imprese e cooperative agricole. La destinazione dei datteri biologici è prevalentemente l’Europa, con Germania, Francia e Svizzera in testa alla classifica. Il prodotto biologico non sembra invece “interessare” gli altri grandi mercati di destinazione del dattero tunisino (in primis, il Marocco).

 

Le esportazioni di agrumi biologici – secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero dell’Agricoltura (Febbraio 2014) – sono scese a 3.741 tonnellate dalle 5.170 esportate nel corso del 2013. Secondo le stime del Ministero, la raccolta di agrumi per la campagna 2013-2014 dovrebbe raggiungere le 355.000 tonnellate, contro le 330.000 dell’anno precedente, registrando un aumento di circa il 7%. Tale incremento sarebbe dovuto all’aumento della produzione del limone (32%), di alcune varietà di clementine (22%), delle arance “valencia” (13%) e dei mandarini (10%). Va in controtendenza l’arancia “maltese” (-7%) prodotto principale dell’agrumicoltura tunisina biologica e convenzionale.

A parte un’annata negativa (2009), le esportazioni di olio d’oliva biologico rappresentano mediamente i 2/3 del totale (76% nel 2012) del fatturato all’export del biologico tunisino. In termini assoluti, con i suoi 105.000 ettari di olivo, la Tunisia è il terzo più grande produttore di olio d’oliva bio al mondo. I principali clienti sono la Germania, la Francia, l’Italia e la Spagna.

L’interscambio vede una forte disparità nei rapporti tra i due paesi, in quanto l’Italia importa dei modesti quantitativi di prodotti biologici, mentre esporta solo piccolissime partite di prodotti alimentari trasformati a partire da materie prime provenienti da coltivazioni biologiche. Come si è potuto constatare in precedenza, le statistiche a disposizione sull’interscambio di prodotti vegetali non distinguono tra le differenti modalità di produzione. I due prodotti di punta sono il dattero e l’olio d’oliva: se nel caso del dattero una parte di prodotti biologici sono accolti sul mercato italiano e commercializzati negli appositi circuiti (Almaverde Bio), il caso dell’olio è peculiare, in quanto l’esistenza di una grande produzione olivicola bio in Italia non rende attraente la prospettiva di approvvigionarsi in Tunisia.

Una menzione particolare è da fare per la società a capitale italiano Ascheri – localizzata a Kairouan – che ha messo a coltivazione 95 ettari di piante aromatiche a uso alimentare, un settore di nicchia ma con grandi potenzialità per l’esportazione.

Una menzione particolare spetta all’attività delle società italiane di certificazione che sono state tra le prime a installarsi in Tunisia. A partire dai primi anni 2000, l’IMC (Istituto Mediterraneo di Certificazione) si è insediata a Tunisi, nell’ambito di una strategia di espansione nell’area del Mediterraneo. Oggi esistono 3 società di certificazione italiane regolarmente accreditate: IMC, ICEA e SUOLO E SALUTE.

 

Regime doganale e barriere tariffarie e non tariffarie

Il regime doganale a cui sono soggetti i prodotti bio tunisini per il loro ingresso in Italia è stato definito nell’ambito dell’Accordo di Libero Scambio Tunisia-UE, che ha previsto per i prodotti agricoli e per l’olio d’oliva, l’ingresso libero da dazi nello spazio UE. Solo nel caso dell’olio d’oliva, prodotto sensibile di cui alcuni paesi dell’UE (Spagna, Italia e Grecia) sono tra i principali produttori a livello mondiale, l’importazione è soggetta a contingentamento per il quale non sono imposti dazi doganali. La materia è regolata dal Regolamento applicativo CE 1918/2006, il quale definisce un contingente tariffario a tasso agevolato dello 0% per 56.700 tonnellate di olio d’oliva all’anno, da introdurre secondo una tempistica precisa mese per mese. Lo stesso Regolamento definisce l’iter di certificazione e la documentazione necessaria per potere finalizzare le procedure d’importazione.

La Tunisia ha ottenuto il riconoscimento del regime di equivalenza per l'agricoltura biologica in conformità al Reg. (CE) n.834/2007. Il regime di equivalenza riconosce le norme tunisine relative alla produzione e controllo in materia di agricoltura biologica (legge

n. 99-30 del 5 aprile 1999) per i prodotti vegetali non trasformati, per il materiale di propagazione vegetativa, per le sementi per la coltivazione, per i prodotti agricoli trasformati destinati all'alimentazione composti essenzialmente da uno o più ingredienti di origine vegetale. Pertanto, gli importatori comunitari interessati ad importare prodotti biologici dalla Tunisia non devono più richiedere l’autorizzazione d’importazione alle autorità competenti. Per importare servirà soltanto il certificato di controllo per le importazioni di prodotti biologici nella Comunità Europea.

Per quanto concerne l’importazione di frutta, verdura, oli vegetali, cereali e prodotti derivati, l’introduzione in Tunisia è libera e soggetta – nella stragrande maggioranza dei casi – a un dazio doganale pari al 36% del valore e soggetta all’IVA del 18%. Fa eccezione la pasta alimentare, che non è soggetta ad alcun dazio. Ciononostante, l’atteggiamento del consumatore tunisino - che continua a preferire prodotti locali per molteplici ragioni (abitudini alimentari, maggiore freschezza del prodotto nazionale, minore costo dei prodotti locali) - rende il mercato tunisino poco appetibile per gli esportatori di prodotti freschi.

Diversa è la situazione dei prodotti fabbricati a partire da ingredienti vegetali bio (cereali e derivati, confetture …) che vengono commercializzati in quanto prodotti dietetici.

Le modalità d’ingresso per le derrate alimentari pre-imballate sono dettagliatamente definite dal Regolamento del 3 settembre 2008 emanato congiuntamente dal Ministero della Sanità e dal Ministero dell’Industria. L’introduzione di un prodotto alimentare è inoltre subordinata al superamento di controlli ed analisi che spesso richiedono un periodo piuttosto lungo di esecuzione. Tali procedure possono costituire – soprattutto nel caso in cui si tratti di piccole quantità – un reale ostacolo all’importazione.

 

Investimenti stranieri e presenza italiana

 

Dati e statistiche – Presenza di aziende straniere e italiane

Le statistiche dell’APIA relative all’investimento agricolo registrano un ammontare globale di investimenti di 595,4 milioni di Dinari per il 2013 (267 milioni di Euro), contro i 523, 7 milioni di Dinari del 2012 – con un aumento pari al 13,7%.

Tali investimenti si sono indirizzati soprattutto verso le attività agricole destinatarie di 374,7 milioni di Dinari (168 milioni di Euro), in aumento del 15,7% rispetto al 2012. Il settore dei servizi agricoli ha invece registrato investimenti per 128 milioni di Dinari (57,4 milioni di Euro), con un incremento del 18,2% rispetto al 2012.

Malgrado le buone notizie dal lato degli investimenti agricoli, si registra un forte decremento degli investimenti nel settore della trasformazione primaria integrata, che sono passati dai 30,8 milioni di Dinari del 2012 ai 13,3 milioni del 2013 (5,96 milioni di Euro). Altro punto negativo registrato nel corso del 2013, consiste nel disimpegno del settore bancario nel finanziamento degli investimenti agricoli che è passato dal 19,3% del 2012 al 15,5% del 2013.

Secondo gli ultimi dati forniti dall’APIA, gli investimenti nell’agricoltura biologica hanno raggiunto nel 2013 circa 16 milioni di DT (circa 7,17 milioni di Euro). Negli ultimi anni si è assistito all’avvio d’iniziative in partenariato tra imprenditori locali e stranieri – in particolare francesi ed italiani – che hanno spesso investito nelle zone interne del paese. E’ recente la notizia che le autorità competenti stanno esaminando l’opportunità di autorizzare la creazione di una joint-venture tuniso-tedesca che prevede l’investimento di 3 milioni di euro in un’azienda integrata che comprende la produzione biologica di verdure, olive, cereali e agrumi – oltre che di carni rosse – il tutto inserito in un progetto agrituristico.

Per quanto concerne le aziende italiane, si registra la presenza di un’unità di condizionamento di datteri bio a Kebili (GREEN FRUIT BIO) e di un’importante azienda basata in Liguria – la ASCHERI – che da qualche anno ha avviato la produzione di basilico e altre piante aromatiche ad uso alimentare nell’area di Kairouan.

Il settore del condizionamento dei datteri vede la presenza di imprese a partecipazione straniera ome la Beni Ghrib a Hazoua/Tozeur (partecipazione tedesca e svizzera) e la Medifruit di Borj Cedria/Ben Arous (tedesca). Nel comparto ortofrutticolo convenzionale e bio sono presenti 3 aziende a partecipazione francese che operano a El-Hamma di Gabes.

 

Quadro normativo – Legislazione societaria

Gli investimenti nei settori dell'agricoltura/allevamento/pesca e nell’agroalimentare possono essere realizzati liberamente, a condizione di soddisfare i requisiti richiesti dalla legislazione vigente.

I progetti d'investimento nell'agricoltura, nell’allevamento e nella pesca sono soggetti ad una dichiarazione da depositarsi presso gli uffici dell'Agenzia di Promozione degli Investimenti Agricoli (APIA). La dichiarazione d’investimento per l’avviamento di attività di trasformazione – in quanto iniziative di tipo industriale – dovrà invece essere presentata all’Agenzia di Promozione dell’Industria e dell’Innovazione (APII).

 

Gli stranieri possono investire liberamente nel settore primario, affittando di terreni agricoli. In nessun caso tali investimenti permettono l'acquisto o l'appropriazione di tali terreni da parte di cittadini stranieri.

 

La partecipazione degli stranieri nelle attività di servizi rivolti all'agricoltura e alla pesca nel caso in cui non siano in regime di off-shore, è sottoposta all'approvazione della Commissione Superiore d'Investimento qualora tale partecipazione superi il 50% del capitale dell'impresa.

Ad eccezione degli investimenti nelle attività totalmente esportatrici, l'ottenimento dei benefici previsti dal Codice è subordinato alla realizzazione di uno schema di finanziamento dell'investimento, in cui è richiesta una percentuale minima di fondi propri.

Per l'ottenimento dei benefici previsti dal Codice degli Investimenti, le Società non off- shore nel settore dell’agricoltura nello schema di finanziamento del progetto devono prevedere una percentuale minima di fondi propri, pari al 30% del costo dell'investimento per i progetti agricoli di categoria "C" e del 10% per i progetti agricoli e di pesca delle categorie "A" e "B", compresi quelli realizzati da nuovi promotori.

Nel settore agricolo e della pesca, sono considerate "totalmente esportatrici" le imprese che esportano almeno il 70% della loro produzione all'estero.

Tali società hanno pertanto la possibilità di vendere sul mercato locale il rimanente 30% senza essere soggette al pagamento dell'imposta sugli utili. Esse usufruiscono di benefici fiscali previsti per il loro regime giuridico (off-shore) sia per il settore agricolo, oltre ad altri benefici fiscali comuni a tutte le altre attività previste dal Codice degli Investimenti (cfr. capitolo 1.3.5 - Quadro normativo e fiscale su commercio e investimenti - pagg. 13/14).

 

Tali imprese beneficiano tra l'altro:

  • della sospensione dei diritti di dogana e della TVA (Tassa sul Valore Aggiunto, corrispondente alla nostra IVA) per i macchinari importati.

  • della sospensione della TVA per l'acquisto dei macchinari fabbricati localmente.

  • della possibilità di assumere liberamente su semplice domanda quattro impiegati o tecnici stranieri.

  • di sovvenzioni, concesse dal Governo tunisino per l’importanza strategica del settore, il cui ammontare viene deciso ad-hoc a seconda della dimensione del progetto e del suo impatto economico.

  • di un finanziamento pari al 25% del costo dell'intero investimento per i progetti di categoria "A"; per i progetti di categoria "B" esso copre il 10% e per quelli di categoria "C" raggiunge il 7%.

  • di altri finanziamenti specifici che sono riservati a singole attività previste all'interno dell'investimento. Ad esempio, tutti i progetti - indipendentemente dalla categoria d'appartenenza - beneficiano di una sovvenzione a copertura del 15% dei costi per l'acquisto di materiale agricolo, mentre i progetti di categoria "A", "B" e "C", nel caso dell'installazione di sistemi di irrigazione godono di un finanziamento che copre rispettivamente il 60, il 50 ed il 40 per cento dei costi.

 

Gli investimenti agricoli nel comparto del biologico sono stati regolamentati da un insieme di testi legislativi e regolamentari che organizzano il settore, il sistema di controllo e di certificazione, le sovvenzioni previste e le modalità di produzione. La legge n° 99-30 del 5 aprile 1999 ha regolamentato le attività nel settore e ha dato impulso alla creazione del CTAB – Centro Tecnico dell’Agricoltura Biologica. Il quadro legislativo è stato quindi completato con una serie di decreti e regolamenti, di cui i più importanti sono:

  • Decr. n° 2000-409 del 14/02/2000 (modificato con decreto n° 2012-2819 del 20/11/2012) sul’accreditamento degli organismi di certificazione e sulle procedure di controllo e certificazione nell’Agricoltura Biologica in Tunisia.

  • Decr. n° 2010-625 del 05/04/2010 che stabilisce la creazione della DGAB - Direzione Generale dell’Agricoltura Biologica nell’ambito della ristrutturazione del Ministero dell’Agricoltura.

  • Decr. n° 2011-4801 del 10/12/2011 che crea un logo per i prodotti dell’AB tunisini e ne definisce le condizioni e le procedure per la sua concessione e il suo ritiro.

  • Decr. n° 2012-438 del 26/05/2012 che fissa la composizione e le modalità di funzionamento della Commissione Nazionale dell’Agricoltura Biologica.

  • Reg. del MinAgri del 28/02/2001, modificato con Reg. del 04/01/2013 che stabilisce le modalità per la produzione vegetale in modalità biologica.

  • Reg. del MinAgri del 09/07/2005, modificato con Reg. del 27/09/2010 che stabilisce le modalità per la produzione animale in modalità biologica.

  • Reg. del MinAgri del 03/12/2005, che stabilisce le modalità per la preparazione di prodotti agricoli in modalità biologica.

L’investitore straniero deve conformarsi alla regolamentazione locale e può scegliere se operare per il mercato interno o indirizzare la sua produzione interamente all’esportazione. Per la produzione agricola sono due le strade da percorrere, non essendo possibile per uno straniero acquistare terreni a destinazione d’uso agricolo: l’affitto su lunga durata, dal momento che la produzione in biologico necessita di qualche anno per potere essere certificata come tale (2 anni per le colture annuali e 3 anni per le colture perenni) oppure la conclusione di contratti di coltura di durata variabile con produttori tunisini già in possesso delle certificazioni necessarie.

Per quanto concerne le attività di stoccaggio e confezionamento dei prodotti bio, sempre nel rispetto delle normative vigenti di cui sopra, l’attività rientra nel normale ambito della trasformazione agricola e quindi essa è regolamentata dal Codice degli investimenti e il dossier giuridico viene trattato dall’APII in quanto considerato investimento agroindustriale.

 

Aree d’insediamento - Parchi industriali

L’insediamento delle unità di produzione tunisine e straniere nel settore dell’agricoltura biologica corrisponde in maniera automatica e spontanea alle aree di produzione agricola. Pertanto, si riscontra una forte concentrazione di produttori di olio bio intorno a Sfax, di agrumi nell’area del Capo Bon e di datteri nella zona di Tozeur e di tutto il Sud- Ovest. Invece, per quanto concerne gli esportatori, essi hanno la tendenza a concentrarsi nelle grandi città (Sfax e Tunisi) per delle ragioni legate alle politiche commerciali (logistica portuale ed aeroportuale) ed alla presenza delle istituzioni di riferimento.

Non esistono dei parchi industriali espressamente dedicati, anche se esiste la possibilità per le imprese che si occupano delle trasformazione di potersi insediare all’interno delle zone industriali aperte all’interno del Polo di Competitività dell’Agroalimentare di Biserta o in altre aree all’interno o in prossimità degli altri parchi tecnologici e degli incubatori d’impresa sparsi in tutto il paese.

 

Modalità e problematiche di accesso

L’accesso all’investimento nel settore biologico è quindi libero ed è anzi incoraggiato in quanto portatore di valore aggiunto al settore dell’agricoltura.

Fattori critici e strategie di sviluppo

 

Problematiche infrastrutturali

Le problematiche infrastrutturali nel settore del biologico tunisino sono legate al miglioramento dei sistemi di qualità in modo da potere esportare verso l’UE, ciò che di fatto esige da parte degli operatori locali degli investimenti importanti e delle competenze tecnologiche e organizzative. E’ importante operare una distinzione tra i prodotti freschi e quelli trasformati: quelli freschi hanno bisogno di una logistica più accurata e – essendo rapidamente deperibili – necessitano di installazioni frigorifere in prossimità dei porti di spedizione e di una rete stradale efficiente per il loro trasporto.

In tale ambito, se la catena del freddo è stata oggetto di interventi massicci per il suo ammodernamento, la situazione delle infrastrutture delle aree di produzione del sud-ovest e delle aree del centro del paese resta critica e i collegamenti con i porti di spedizione sono resi più lenti dalla rete stradale inadeguata.

 

Risorse umane

Le risorse umane nel settore agricolo sono disponibili e ben formate, essendo la Tunisia il primo paese ad avere definito una regolamentazione del settore e - in tale ambito - avendo lanciato dei corsi specializzati in agricoltura biologica presso gli istituti agronomici del paese. Inoltre il CTAB organizza corsi di formazione ad-hoc (almeno quattro sessioni all’anno) per la preparazione di tecnici specializzati nelle differenti tecniche del biologico.

 

Accesso al credito

Per informazioni sull’accesso al credito in Tunisia per le imprese a partecipazione straniera, vedere pag. 26.

 

Livello dei servizi

Il settore dell’agricoltura biologica dispone di un buon livello di servizi che vengono forniti dalle associazioni di categoria e da privati.

Per quanto concerne le prime, oltre all’assistenza data dal CTAB, le aziende possono essere seguite dal punto di vista tecnico dal GIF - Raggruppamento Interprofessionale della Frutta e dal GIL – Raggruppamento Interprofessionale della Verdura, che si occupano di assistere gli esportatori e rafforzare le competenze dei singoli produttori. Allo stesso modo, per quanto concerne i produttori di olio d’oliva, il PACKTEC - Centro Tecnico dell’Imballaggio e del Condizionamento – gestisce il “Programma di promozione per l’olio d’oliva tunisino” che promuove la commercializzazione e l’esportazione dell’olio biologico imbottigliato, assistendo le imprese nella definizione di strategie di marketing (a partire dal confezionamento e l’etichettatura) per i mercati stranieri.

Infine, dal punto di vista sindacale, l’UTAP - Unione Tunisina dell’Agricoltura e della Pesca, ha creato fin dal 1999 la Federazione Nazionale dell’Agricoltura Biologica per difendere gli interessi specifici dei produttori bio.

Riguardo ai servizi forniti dal settore privato agli operatori del biologico, un ruolo di rilievo è assegnato agli organismi di certificazione. Oltre all’INNORPI - Istituto Nazionale della Normalizzazione e della Proprietà Industriale – che si occupa di normalizzazione, certificazione e rilascio dei brevetti e che opera sotto la tutela del Ministero dell’Industria, esistono altri sei enti privati di certificazione accreditati in Tunisia e che sono tutti emanazione di società straniere: ECOCERT (Francia), IMC (Italia), BCS (Germania), LACON (Germania), ICEA (Italia) e SUOLO E SALUTE (Italia).

 

Politica industriale di settore – Sistema di incentivi e sussidi

La politica di settore riflette le linee strategiche definite per il rilancio dell’agricoltura tunisina nella sua globalità. Esse possono essere così riassunte:

  • Modernizzazione della produzione, miglioramento del rendimento agricolo e delle infrastrutture rurali, particolarmente in materia d’irrigazione.

  • Adozione di politiche di sicurezza alimentare e di protezione del potere d’acquisto del consumatore.

  • Rafforzamento della competitività del mercato dell’agroalimentare per l’esportazione con un’attenzione particolare alla qualità per aumentare i vantaggi comparativi.

 

Le misure prese possono essere di seguito schematizzate:

  • Risoluzione dei problemi strutturali e ottimizzazione dei fattori di produzione.

  • Risoluzione dei problemi di gestione delle risolse idriche in modo da migliorare i rendimenti agricoli.

  • Rafforzamento dei meccanismi di formazione, ricerca e divulgazione.

  • Armonizzazione dei sistemi di protezione fitosanitaria con gli standard europei.

Tali strategie sono state avviate nell’ambito dell’Undicesimo Piano di Sviluppo (2007-2011) e consolidate negli anni successivi con politiche appropriate per la gestione sostenibile delle risorse naturali, la promozione delle esportazioni e il lancio di progetti integrati di sviluppo rurale.

Per quanto concerne specificatamente il settore del biologico, un « Programma Nazionale per l’Agricoltura Biologica » è stato lanciato recentemente e prevede – entro il 2016 - di :

  • estendere a 500.000 ettari la superficie agricola dedicata al biologico

  • raggiungere la quota dell’1% di biologico sul consumo nazionale globale di prodotti agricoli

  • raggiungere i 120 milioni di DT di esportazioni di prodotti biologici.

Con l’obiettivo di promuovere l’investimento nel settore – oltre ai tradizionali vantaggi fiscali di cui si è detto in precedenza – è prevista una sovvenzione del 30% sul costo dei macchinari e dei materiali specifici per l’agricoltura biologica, di una sovvenzione del 70% sui costi di controllo e certificazione per una durata di 5 anni, della sospensione dal pagamento dei diritti doganali e dell’IVA sull’acquisto di certi materiali specifici per l’agricoltura biologica e la riduzione del 50% dei costi di analisi, d’iscrizione e di verifica degli input specifici per l’agricoltura biologica.

Il Programma prevede inoltre delle azioni promozionali in Tunisia (istituzione della "settimana tunisina del prodotto biologico", promozione dell’uso di prodotti bio nella ristorazione alberghiera) e all’estero (sviluppo di uno studio strategico, partecipazione a fiere internazionali).

 

Riepilogo:

  • Le infrastrutture stradali non agevolano i collegamenti tra le zone di produzione e i luoghi di lavorazione ed esportazione. Anche la catena del freddo presenta delle criticità che sono in via di risoluzione.

 

  • Le risorse umane sono disponibili e ben formate, avendo gli istituti agronomici del paese lanciato dei corsi specializzati in agricoltura biologica dai primi anni 2000.

  • L’accesso al credito per un imprenditore straniero non è consentito. Per ottenere dei crediti in Tunisia è necessario agire tramite un istituto bancario corrispondente in Italia che offra le necessarie garanzie. In caso di partenariato italo - tunisino, sarà il partner locale a potere richiedere un credito bancario.

  • I servizi tecnici specifici per il settore sono disponibili grazie alla presenza di un Centro tecnico dell’Agricoltura e di 6 Organismi di certificazione accreditati.

  • Un « Programma Nazionale per l’Agricoltura Biologica » è stato lanciato per il periodo 2012-2016 con l’obiettivo di a) raggiungere i 500.000 ettari di superficie agricola, b) ottenere la quota dell’1% di biologico sul consumo nazionale globale di prodotti agricoli e c) raggiungere i 120 milioni di DT di esportazioni di prodotti biologici.

La Sicurezza Alimentare in Tunisia

 

Il concetto di sicurezza degli alimenti è stato introdotto in Tunisia a partire dagli anni Novanta, quando è stato creato un meccanismo istituzionale che ha provveduto a uniformale la legislazione nazionale alle norme internazionali di riferimento.

Il meccanismo si basa sull’attività di 5 Ministeri: Sanità, Agricoltura, Industria, Commercio e Interno. Ciascuno di essi, nell’ambito delle proprie competenze, legifera ed esercita dei controlli sul rispetto delle normative:

  • Il Ministero dell’Agricoltura agisce tramite la DHMPE « Direction d'Hygiène du Milieu et de Protection de l'Environnement” che si occupa del controllo degli alimenti e della sorveglianza in tutti gli stadi della produzione e della commercializzazione dei prodotti agricoli.

  • Il Ministero della Sanità agisce tramite l’ANCSEP - Agence Nationale de Contrôle Sanitaire et Environnemental des Produits – la cui missione è di coordinare le attività di controllo sanitario ed ambientale dei prodotti destinati al consumo.

  • Il Ministero del Commercio agisce mediante la DQPC – Direction de la Qualité et la Protection du Consommateur – che effettua i controlli alimentari sui prodotti importati.

  • Il Ministero dell’Industria opera tramite la DGIA – Direction Générale des Industrie Alimentaires – che definisce le normative e gestisce i controlli per la sicurezza dei prodotti nell’industria alimentare.

  • Il Ministero dell’Interno si occupa invece di coordinare e gestire i controlli attraverso gli organi preposti al livello delle Municipalità (es. controlli annonari..).

 

L’aspetto tecnico della sicurezza alimentare è affidato a numerosi laboratori:

  • Il laboratorio del Centro Tecnico dell’Agroalimentare

  • Il laboratorio Centrale di Analisi e Test del Ministero dell’Industria

  • Il laboratorio dell’Istituto di Ricerca Veterinaria

  • Il laboratorio delle Derrate Alimentari e delle Acque (IPT)

  • Il laboratorio d’Igiene e di Controllo delle derrate d’origine animale (INNTA)

  • I laboratori dell’Istituto Nazionale di Nutrizione e di Tecnologia Alimentare

 

  • I laboratori dell’Istituto Nazionale delle Scienze e tecnologie del mare

  • Il laboratorio della Scuola Nazionale di Medicina Veterinaria di Sidi Thabet

  • I laboratori regionali di Sanità Pubblica

  • Numerosi laboratori privati accreditati secondo la loro specializzazione.

 

Il quadro giuridico della Sicurezza alimentare è stato definito dalla legge 92/117 che prevede gli obblighi da parte dei produttori di alimenti per garantire la protezione dei consumatori. In seguito, l’INNORPI è stato incaricato di armonizzare e coordinare il quadro normativo nazionale (n° 2009-38 del 30 Giugno 2009).

L’armonizzazione della normativa nazionale è stata promossa in seguito alla revisione in senso restrittivo della normativa europea (a seguito della crisi dovuta all’encefalopatia spongiforme bovina). Pertanto per l’inderogabile necessità di adottare norme conformi alla legislazione europea (Reg. 178-2002) la Tunisia ha scelto un sistema di controlli in tutto simili a quello dell’UE.

Ciononostante, mentre la legislazione è conforme a quella europea e tutti gli operatori del settore sono obbligati ad applicare il sistema HACCP e le procedure per la tracciabilità degli alimenti, nella pratica tali sistemi di sicurezza alimentare sono ancora parzialmente applicati. In tal senso, oltre alla messa in atto di misure per fare rispettare tali obblighi, è in corso un’opera di sensibilizzazione e di coinvolgimento dei consumatori sia come singoli, sia come associazioni.

Il ruolo dei privati in tale ambito è molto limitato. Se il sistema della sicurezza alimentare è in mano a entità statali, delle opportunità d’intervento esistono per gli organismi privati che si occupano di fornire assistenza tecnica per l’adozione delle certificazioni appropriate (ISO 22000, ISO 22005, GLOBAL GAP …) e che sono poco presenti in Tunisia.

 

Mappatura dei principali attori economici

 

ISTITUZIONI DI RIFERIMENTO:

 

MINISTERE DE l’AGRICULTURE, DES RESSOURCES HYDRAULIQUES ET DE LA PECHE

DIRECTION GENERALE DE LA PRODUCTION AGRICOLE

Indirizzo : 30, rue Alain Savary 1002-Tunis le Belvédère

Tel. : +216 71 842 296 / 71 786 833 (poste de travail : 30.19)

Fax : +216 71 780 246

Email : mag@ministeres.tn

Sito web : www.agriculture.tn

 

APIA – AGENCE DE PROMOTION DES INVESTISSEMENTS AGRICOLES

Indirizzo : 62, rue Alain Savary 1002 -Tunis le Belvédère

Tel. : +216 71 771 300

Fax : +216 71 808 453

Email: prom.agri@apia.com.tn

Sito web: www.apia.com.tn

 

CTAB – CENTRE TECHNIQUE DE L’AGRICULTURE BIOLOGIQUE

Indirizzo : B.P.54 - Chott Mariem 4042 -Sousse

Tel. : +216 73 327 278 - 216 73 327 279

Fax : +216 73 327 277

Email: ctab@iresa.agrinet.tn

Sito web : www.ctab.nat.tn

 

 

PCB POLE - POLE DE COMPETITIVITE DE BIZERTE

Indirizzo : Boulevard de l'Union du Grand Maghreb Arabe - 7080 Menzel Jemil- Bizerte

Tel. : +216 72 572 443 - 72 571 435

Fax : +216 72 572 458

Email : polebizerte@topnet.tn

Sito web: www.pole-competitivite-bizerte.com.tn

 

 

ORGANISMI PROFESSIONALI E SINDACALI :

 

GIFRUIT – GROUPEMENT INTER-PROFESSIONNEL DES FRUITS

Indirizzo : 9, rue Bâdii Ezzamen, cité El Mahrajène, 1082 Tunis

Tel. : +216 71 787 721

Fax : +216 71 786 206

Email: gfruit@gfruit.nat.tn

Sito web : www.gifruit.nat.tn

 

GIL – GROUPEMENT INTER-PROFESSIONNEL DES LEGUMES

Indirizzo : 25, Rue Moaouia Ibn Abi Soufiane 1002-Tunis le Belvédère

Tel. : +216 71 843 887 / 71 793 056 / 71 846 462

Fax : +216 71 801 686

Email: gil@Email.ati.tn

Sito web : www.gil.com.tn

 

PACKTEC – CENTRE TECHNIQUE DE L’ EMBALLAGE ET DU CONDITIONNEMENT

Indirizzo : Rue Ferdjani Belhadj Ammar - Cité El Khadra - 1003 Tunis

Tel. : +216 71 772755

Fax : +216 71 773300

Email: packtec@packtec.tn

Sito web : www.packtec.tn

 

UTAP – UNION TUNISIENNE DE L’AGRICULTURE ET DE LA PECHE – FEDERATION DE L’AGRICULTURE BIOLOGIQUE

Indirizzo : Rue 8451 Avenue Alain Savary Tunis 1003

Tel. : +216 71 806 800

Fax : +216 71 809 181

Email: utap.tunis@email.ati.tn

Sito web : www.utap.org.tn

 

 

 

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