EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICO SULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA
EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICOSULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA

INDUSTRIA DELLA PESCA E DELLA TRASFORMAZIONE DEI PRODOTTI ITTICI

Struttura produttiva e aree di produzione

 

Struttura della filiera – Aree di produzione

Le coste della Tunisia si estendono per circa 1300 chilometri, comprendendo una parte dell’area centro settentrionale del continente africano, l’arcipelago delle Kerkennah e l’isola di Jerba.

Durante gli ultimi 30 anni, la Tunisia si è dotata di un capitale apprezzabile stimato a circa 800 milioni di DT in infrastruttura portuale dedicata alla pesca. Attualmente si contano 10 porti attrezzati per la pesca d’altura e 31 porti equipaggiati per la pesca costiera.

Per quanto concerne la forza lavoro impiegata nel settore, essa è valutata in circa 54.000 unità, per la maggior parte concentrate nel sud del paese (59%), mentre il rimanente si distribuisce tra il nord (21%) ed il centro (19%).

La pesca costiera mobilita la maggior parte degli addetti del settore, occupandone circa

36.000 (circa 66% del totale), seguita dalla pesca lagunare e nei bacini artificiali (12%), la pesca a strascico bentonica (11%) e la pesca a strascico pelagica (10%).

La flottiglia nazionale è stimata in circa 12.000 imbarcazioni attive ed è costituita per la grande maggioranza da barche per la pesca costiera, di cui circa la metà dotate di motore. Le imbarcazioni per la pesca d’altura rappresentano invece poco meno del 10% del totale. Come nel caso degli addetti al settore, anche la flottiglia rispecchia la medesima distribuzione territoriale, con più del 60% delle imbarcazioni concentrate nei porti del centro-sud.

ll governatorato con il maggior numero di imbarcazioni da pesca é quello di Sfax, seguito da quelli di Medenine e di Mahdia: tutti questi porti sono collocati sulla fascia centro- meridionale della Tunisia. In quarta posizione troviamo il primo porto sulla costa 

settentrionale - Biserta - seguito da quello di Monastir, collocato ancora una volta sulla fascia centrale del Paese e da quelli di Nabeul (Kelibia) e Gabès.

 

 

Pertanto, la produzione ittica tunisina è localizzata nel centro e nel sud del paese; il sud da solo che contribuisce a più del 40% della produzione nazionale in quantità ed a poco più del 50% in valore.

 

L’acquacoltura in Tunisia si è sviluppata dal 2003 a partire dall’introduzione delle tecniche delle gabbie flottanti e da quel momento tale comparto ha visto una crescita esponenziale della produzione, con un incremento medio annuo del 20%. Tali risultati dipendono dalla creazione di numerosi allevamenti in gabbie off-shore.

La produzione dell’acquacoltura nel 2012 è stata di 9.297 tonnellate di cui 7.272 tonnellate prodotte da 23 allevamenti in gabbie off-shore, 870 tonnellate di tonno rosso, prodotte da 3 società d’allevamento in cattività, 120 tonnellate di molluschi, prodotte da 3 società, 969 tonnellate di pesce d’acqua dolce, provenienti da 5 imprese basate presso una trentina di laghi artificiali e 7 tonnellate di tilapia, prodotta da un unico progetto alimentato da acque dolci d’origine geotermale.

La promozione del comparto è affidata al “Piano direttivo per l’Acquacoltura”, che ha stimato il potenziale e fissato l’obiettivo di produzione che entro il 2016 dovrà essere di 15.000 tonnellate di prodotto per tutta la filiera.

Il tessuto industriale della trasformazione e del condizionamento dei prodotti della pesca è relativamente ben sviluppato e conta in totale 240 unità in possesso delle autorizzazioni e degli attestati di conformità alle disposizioni del mercato locale e di quello europeo. Più della metà degli stabilimenti di trasformazione è posizionata nel Governatorato di Sfax e - in particolare - circa l’80% dei battelli equipaggiati per la congelazione operano in questa zona. La concentrazione di unità di trasformazione vede l’area di Biserta al secondo posto con 31 stabilimenti, seguita da Nabeul con 20 e Tunisi con 19.

Per quanto riguarda la specializzazione, la regione del Capo Bon (Kelibia e Korba) ha una vocazione riconosciuta nella trasformazione della sardina con una capacità globale di 44 tonnellate al giorno, pari al 40% della capacità giornaliera nazionale. Per quanto concerne la trasformazione del tonno, le città di Zarzis e Ben Guerdane nel Governatorato di Medenine hanno da sole una capacità di trasformazione pari a più del 60% di quella nazionale.

 

Principali produttori

I principali operatori si concentrano intorno ai porti di pesca del paese, pertanto si riscontra una forte concentrazione di imprese a Biserta e Kelibia nel nord, Sfax e Mahdia nel centro e Zarzis a sud.

Nell’area nord del paese si segnala il GRUPPO TRAD, che comprende 2 imprese, la “MATRAD”, che gestisce un’unità di trasformazione a La Goulette ed un allevamento di cozze nella laguna di Biserta, e la “STPM-SOCIETE TRAD DES PRODUITS DE LA MER” che ha un’unità di condizionamento dei prodotti ittici e una stazione di depurazione di molluschi - entrambe a Zarzouna/Biserta - e un’unità per il condizionamento di gamberi, seppie e polpi a Sfax. Il gruppo possiede inoltre una flotta integrata per la pesca, composta da 3 pescherecci a strascico, 5 palangari e 2 pescherecci per la pesca delle sardine. Sempre a Biserta, opera la “BEN AYED DISTRIBUTION” che opera nel settore della trasformazione e della congelazione dei cefalopodi e dei crostacei pescati dai propri pescherecci che effettuano il congelamento a bordo.

 

A Mahdia, si segnala la presenza dell’ “ETABLISSEMENT BANNOUR” che - posizionato nell’area portuale - commercializza con il marchio KURIAT ogni tipo di pesce, crostacei e molluschi. A Sfax, tra le numerosissime imprese specializzate, la CALEMBO occupa un posto di primo piano, mentre a sud – nell’area di Zarzis – la “MANAR” è l’azienda leader del paese nella trasformazione del tonno, con una capacità di lavorazione giornaliera di 60 tonnellate.

 

Caratteristiche del mercato

 

Alla fine del 2013 la quantità globale di prodotti ittici ha raggiunto le 115.699 tonnellate contro le 112.362 dell’anno precedente, con un aumento della produzione di circa il 3%.

La quantità prodotta nel 2013 è di: 51.179 tonnellate di pescato provenienti dalla pesca a strascico pelagica, 27.776 tonnellate derivanti dalla pesca costiera e 25.456 tonnellate ricavate con la pesca a strascico bentonica. L’acquacoltura ha dato una produzione di

9.500 tonnellate e le rimanenti 1.788 tonnellate risultano da altri tipi di pesca (pesca di tonno, allevamento e raccolta di bivalvi e spugne).

 

Evoluzione annuale della quantità della produzione della pesca e dell'acquacoltura secondo il tipo di pesca in tonnellate.

Tipo di pesca

2009

2010

2011

2012

2013

Pesca costiera

22.662

26.430

24.705

27.883

27.776

Pesca a strascico bentonica

20.799

23.159

23.368

23.114

25.456

Pesca a strascico pelagica

49.067

44.208

50.863

48.896

51.179

Altri tipi di pesca

7.923

8.269

10.224

12.043

11.288

di cui:

 

 

 

 

 

Acquacoltura marittima e continentale

3.929

5.176

6.756

8.241

9.500

Allevamento molluschi e crostacei

158

167

166

115

130

Totae

100.451

102.066

109.160

112.362

115.699

Fonte: DGPA-MinAgri

 

I dati relativi alla produzione ittica, riflettono la distribuzione territoriale degli operatori e delle flottiglie di pesca. La capitale della produzione ittica in Tunisia è Sfax ed il suo governatorato che comprende – oltre al porto del capoluogo – anche gli operatori stabiliti nei due porti delle isole Kerkennah ed in altri 5 porti nelle città costiere minori (es. Mahres). Sfax contribuisce per una quota che oscilla tra il 35 ed il 40 % annuo alla produzione globale a livello nazionale. Al secondo posto della graduatoria si posiziona il Governatorato di Medenine con un contributo medio che va dal 15 al 18% annuo, grazie all’attività del porto di Zarzis, dei 3 porti dell’isola di Jerba e del porto di Boughrara, nella laguna tra la terraferma e Jerba.

In terza posizione si situa Mahdia che contribuisce con una quota che oscilla tra il 10 ed il 12% annuo alla produzione globale della Tunisia; la graduatoria si completa con i porti di Monastir, Biserta, Sousse, Nabeul/Kélibia e Gabes (che contribuiscono tutti per un valore oscillante tra il 5 ed il 7 % annuo) e si chiude con i porti dei governatorati di Tunisi, Ben Arous, Jendouba e Béja.

L’organizzazione professionale del settore della pesca e dell’acquacoltura si compone di una moltitudine di strutture di base che alla fine confluiscono in due tipologie di soggetti: i Gruppi di Sviluppo della Pesca (GDP – Groupements de Développement de la Pêche) e le Società di base di Servizio Agricole (SMSA – Sociétés Mutuelles de base de Services Agricoles).

Le SMSA (attualmente in numero di 13 nel settore della pesca) intervengono a livello dell’approvvigionamento, conservazione, stoccaggio, imballaggio, trasporto e commercializzazione. Mentre il loro ruolo di sostegno alla commercializzazione dei prodotti è piuttosto importante in agricoltura, nel caso della pesca esse sono molto meno efficaci, tranne in alcune filiere specifiche – com’è il caso della produzione di molluschi nell’area di Biserta – dove una SMSA che raggruppa quasi tutti i produttori della zona gioca un ruolo fondamentale nella fissazione dei prezzi e nella gestione dei circuiti di commercializzazione.

Le GDP sono particolarmente diffuse nella filiera della coltura delle vongole e operano sia a monte che a valle del processo di produzione, ponendosi come interlocutori tra i produttori (coltivatori e raccoglitori) e gli esportatori. Il loro ruolo è ancora debole, per mancanza di competenze specifiche.

 

Il circuito formale della commercializzazione dei prodotti della pesca si definisce in base alla tipologia di produttore. I piccoli produttori, proprietari di una o poche barche commercializzano i loro prodotti direttamente al porto di sbarco in mercati chiamati “Halles de criée” (Sale d’asta – 43 in tutta la Tunisia). Nei porti più importanti esistono dei mercati all’ingrosso che sono situati nel perimetro dei porti: essi sono di proprietà dell’Agenzia dei Porti e delle Installazioni di Pesca (APIP), ma sono gestiti dai Comuni che spesso concedono la gestione a delle strutture private, che possono anche essere delle cooperative di pescatori.

Il prodotto passa da questi mercati per poi essere venduto o al mercato all’ingrosso di Bir El-Kasaa, oppure direttamente o attraverso intermediari ai dettaglianti, all’industria di trasformazione o agli esportatori.

Differente è il circuito che parte dai battelli di pesca che operano direttamente la congelazione del pescato a bordo, che generalmente sono collegati a dei trasformatori e/o a degli esportatori che eliminano quindi tutte le forme d’intermediazione citate sopra.

L’offerta e la domanda si incontrano negli spazi gestiti dagli intermediari (mandataires). Il numero degli intermediari nei mercati all’ingrosso differisce da un mercato all’altro e lo Stato tende a aumentare il loro numero per garantire la trasparenza.

Sia il produttore sia l’acquirente sono soggetti ad una tassazione, che include i costi di sbarco e di distribuzione dei prodotti nei mercati all’ingrosso.

Il venditore deve pagare delle imposte pari allo 0,5% del prezzo di vendita per le spese di controllo sanitario e all’1% del prezzo di vendita per ciascuna delle seguenti voci: spese di stazionamento, spese sul fatturato degli intermediari, spese di pulizia e deve anche versare il 4/5% delle spese all’intermediario.

Da parte sua, l’acquirente deve versare il 2% sia per le spese di sbarco, sia per il pagamento del FODECAP (Fondo di Sviluppo della Competitività nel settore dell’Agricoltura e della Pesca).

I principali testi legislativi che regolamentano i prezzi dei prodotti della pesca e dell’agricoltura sono: la legge n° 64 del 29 luglio 1991, il Decreto n° 91-1996 del 23 dicembre 1991 e il Decreto (Arreté) del Ministero del Commercio n° 1719 dell’11 febbraio 2008.

Nel caso del prodotto movimentato presso il mercato all’ingrosso di Bir El-Kassaa, il totale delle spese a carico del venditore è del 12,5% del prezzo di vendita.

 

Per quanto concerne i dettaglianti, l’ultimo censimento della pesca indica in 2.139 i punti vendita al dettaglio, localizzati per il 64,5% all’interno dei mercati all’ingrosso. Il numero maggiore di tali punti di vendita si trova - in ordine d’importanza - presso i Governatorati di Sfax, Tunisi, Sousse e Médenine, che ospitano il 65% del totale.

Da qualche anno, le catene della grande distribuzione presenti sul mercato (Carrefour, Monoprix, Magasin Général …) si sono lanciate nella commercializzazione dei prodotti della pesca, approvvigionandosi direttamente presso i produttori.

Esiste anche qualche catena di negozi specializzati nella vendita di prodotti ittici, specialmente nei quartieri più agiati di Tunisi (Samak). La vendita al dettaglio è regolamentata da disposizioni che obbligano il dettagliante a rifornirsi presso i mercati

all’ingrosso, che gli forniscono un bollettino di vendita all’ingrosso a partire dal quale il dettagliante calcola il margine autorizzato per determinare il prezzo finale al chilo del prodotto al dettaglio.

 

Import/Export

 

Circa il 70% delle esportazioni sono mediamente orientate verso i mercati dell’UE. I principali prodotti esportati sono i cefalopodi (polpi e seppie), i crostacei (gamberi e gamberetti), i frutti di mare e il pesce fresco (particolarmente il tonno rosso).

I dati ancora provvisori del 2013 indicano un valore delle esportazioni di 285 milioni di DT (circa 140 milioni di Euro) in aumento rispetto all’anno precedente (275,9 milioni di DT).

La classifica delle tipologie di prodotto maggiormente esportate vede i molluschi e gli invertebrati acquatici di gran lunga al primo posto, seguiti dai prodotti ittici trasformati e dai crostacei. Il pesce fresco, refrigerato o congelato, viene esportato in quantità minori, ma con un valore aggiunto maggiore, considerato che tale categoria comprende anche il tonno fresco che viene venduto con notevoli profitti sul mercato asiatico (giapponese).

 

 

Esportazioni prodotti ittici e conserve in valore – Anni 2010-2012 – Unità: DT

Prodotto

2010

2011

2012

Pesce vivo

2.778.624

1.661.914

6.597.354

Pesce fresco o refrigerato

47.793.747

58.355.014

38.810.957

Pesce congelato

2.770.049

2.952.191

13.764.661

Filetti di pesce fresco, refrigerato o congelato

375.443

1.446.731

233.815

Pesce essiccato, salato, in salamoia o affumicato cotto o crudo ; farine di pesce per l’alimentazione umana

3.247.966

1.749.541

1.379.943

Crostacei vivi, freschi, refrigerati, congelati, essiccati, salati o in salamoia

53.244.782

58.280.605

47.148.171

Molluschi e invertebrati acquatici

74.405.899

129.030.010

104.869.778

Preparazioni e conserve di pesce

37.037.555

61.665.349

63.111.140

TOTALE

221.654.065

315.141.355

275.915.819

VARIAZIONE %

-

42,17

-12,45

Fonte: INS

 

Le importazioni hanno raggiunto nel 2013 un volume di 37.300 tonnellate per un valore di 121.600 di DT, rispetto alle 47.153 tonnellate per un valore di 117,760 milioni di DT del 2012.

Dalle rilevazioni statistiche appare che la Tunisia acquista quantità sempre più importanti di pesce fresco o refrigerato: molte di tali importazioni riguardano l'acquisto di tonno di tipo atlantico (yellow fin e skip jack) meno pregiato rispetto a quello locale. Il tonno locale (tonno rosso) viene preferibilmente destinato ai mercati esteri - in particolare giapponese - mentre quello atlantico viene trasformato e immesso sul mercato locale.

Il resto delle limitate importazioni riguarda essenzialmente conserve di pesce, prodotti non disponibili in Tunisia (quali salmoni, aringhe) o esemplari da riproduzione.

 

Importazioni prodotti ittici e conserve in valore – Anni 2010-2012 – Unità: DT

Prodotto

2010

2011

2012

Pesce vivo

19.931.751

19.824.262

23.996.129

Pesce fresco o refrigerato

6.560.003

6.361.954

8.095.823

Pesce congelato

43.168.068

45.260.587

53.005.748

Filetti di pesce fresco, refrigerato o congelato

2.105.914

2.086.892

4.083.701

Pesce essiccato, salato, in salamoia o affumicato cotto o crudo ; farine di pesce per l’alimentazione umana

9.665.507

10.801.531

14.760.096

Crostacei vivi, freschi, refrigerati, congelati, essiccati, salati o in salamoia

6.752.174

5.066.101

5.005.087

Molluschi e invertebrati acquatici

2.946.704

3.143.624

4.145.709

Preparazioni e conserve di pesce

1.660.260

3.597.760

4.557.460

Crostacei, molluschi e altri invertebrati marini preparati o in conserva

6.503

112.721

110.197

TOTALE

92.796.884

96.255.432

117.759.950

VARIAZIONE %

-

-3,59

22,34

Fonte: INS

 

 

I mercati di provenienza sono – oltre all’Italia – altri paesi dell’area del Mediterraneo (Spagna e Francia) da dove provengono prodotti ittici già trasformati, oppure dalle coste africane dell’Atlantico che invece forniscono i prodotti di base (particolarmente tonni, pesce azzurro e acciughe) per l’approvvigionamento delle industrie di trasformazione, le quali sono costrette a cercare altrove il pesce che i produttori nazionali destinano ai mercati stranieri, viste le migliori prospettive di guadagno.

Il dato delle importazioni ed il peso di questi paesi varia grandemente di anno in anno. Per esempio nel 2012, l’India ed il Vietnam sono entrate nella classifica dei principali fornitori per il buon rapporto qualità/prezzo. Negli anni precedenti le stesse performance sul mercato tunisino erano state registrate da altri paesi (es. Tailandia).

 

Le statistiche mostrano come l'Italia sia a tutti gli effetti il primo acquirente di prodotti ittici refrigerati, congelati e semi trasformati e tali scambi avvengono sia per il tramite di operatori tunisini che hanno stabilito accordi o canali di commercializzazione nel nostro paese, sia per il tramite di società miste (concentrate soprattutto nel settore della pesca d'altura e della acquacoltura), o ancora per il tramite di società di trasformazione a capitale italiano che operano in regime off-shore e che indirizzano la totalità della produzione al mercato italiano ed europeo.

 

Un corpus assai articolato di leggi, decreti e regolamenti disciplina i differenti passaggi nel settore della pesca e della sua trasformazione, dalla produzione alla commercializzazione sul mercato interno e su quello internazionale. Con una semplificazione, si può certamente affermare che tutta la legislazione tunisina del settore s’ispira alla legislazione vigente nell’UE, anche per favorire le operazioni di esportazione verso tale importante mercato.

Per quanto riguarda l’esportazione, ogni operatore della pesca deve essere in possesso di un’autorizzazione che viene rilasciata dalla Direzione Generale per i Servizi Veterinari del Ministero dell’Agricoltura o dai suoi uffici regionali.

L’operatore che ha ottenuto l’autorizzazione (agrément) per esportare i suoi prodotti verso i paesi dell’UE non dovrà fare altro che conformarsi alle norme sanitarie e di sicurezza del mercato di destinazione.

Per ogni prodotto ittico si deve dimostrare che proviene dalla Tunisia (inserita in un apposita lista di paesi autorizzati ad esportare verso la UE), che è stato pescato da battelli autorizzati o che è stato prodotto in un’azienda che dispone dell’autorizzazione; esso deve essere accompagnato dai certificati sanitari appropriati e deve avere – alla fine – superato i controlli dei servizi ispettivi alle frontiere dell’UE.

Per prima cosa, ogni prodotto ittico che entra nell’UE deve essere accompagnato da un certificato di cattura che attesta che le regole internazionali in materia di conservazione e di gestione delle risorse ittiche sono state rispettate, al fine di prevenire la pesca illecita, non dichiarata e non regolamentata.

In modo da garantire che le derrate alimentari vendute sui mercati dell’UE siano sicure e non contengano dei contaminanti rischiosi per la salute umana, esse devono essere accompagnate da una certificazione che ne dimostri l’assoluta genuinità e che riporti tutte le tappe della sua produzione per assicurarne la tracciabilità.

Sull’imballaggio deve essere riportato il nome/ragione sociale del produttore e il numero dell’autorizzazione sanitaria; il nome/ragione sociale del trasformatore e/o del soggetto che commercializza il prodotto all’interno dell’UE. Per il prodotto bisogna specificare il luogo di origine o di provenienza, la denominazione commerciale e il nome scientifico della specie commercializzata, il metodo di produzione (pesce marino, di acquacoltura in acqua dolce o marina) e la zona di cattura.

Una serie di informazioni specifiche devono essere inoltre disponibili: la denominazione di vendita (e il nome commerciale, se è il caso), la lista degli ingredienti e degli additivi (in caso di prodotto trasformato), la quantità netta imballata, la data entro cui il prodotto va consumato, le condizioni specifiche di conservazione e di consumo.

Sulla base dell’Accordo di Libero Scambio tra Tunisia e UE del 1995, i prodotti tunisini della pesca esportati verso l’UE beneficiano dell’esonero totale del pagamento di diritti di dogana, senza restrizioni quantitative e senza limiti per il periodo d’esportazione.

Le preparazioni e le conserve a base di prodotti ittici, beneficiano dello stesso trattamento, eccezion fatta per le sardine, per le quali è fissato un esonero dai diritti di dogana solo per un contingente annuo di 100 tonnellate.

 

 

Investimenti esteri e presenza italiana

 

Dati e statistiche

Gli investimenti nel settore della pesca e dell'acquacoltura sono aperti anche agli stranieri: esistono tuttavia precise disposizioni normative che regolano la loro attività nell’ambito dello sfruttamento e della prima trasformazione delle risorse ittiche.

 

Riguardo in particolare le società miste di pesca e di acquacoltura, la legislazione in vigore incoraggia l'investimento nel settore della pesca nel nord del Paese (dal Capo Bon fino al confine con l'Algeria), consentendo agli operatori stranieri di detenere fino al 66% del capitale sociale. Tali attività possono inoltre beneficiare di contributi statali tunisini ed è data la possibilità di utilizzare imbarcazioni usate ma ancora in buone condizioni.

Per quanto riguarda la parte immateriale dei flussi d’investimento tra Italia e Tunisia, esiste una fitta serie di rapporti che costituiscono una base importante per lo sviluppo e il consolidamento delle future attività commerciali e produttive, e altri che spaziano dal settore della formazione nell'utilizzo dei processi tecnologici, alla gestione delle fasi di trasformazione dei prodotti agro-alimentari e del confezionamento/imballaggio delle merci. Gli Italiani sono i primi operatori stranieri quanto a partecipazione a società miste di pesca e di acquacoltura; gli altri investitori stranieri nel settore provengono dalla Francia, dai Paesi del Golfo e dalla Spagna.

Per quanto concerne l’investimento nel settore della trasformazione dei prodotti della pesca, le statistiche dell’APII registrano 76 unità in attività.

 

Presenza aziende estere e italiane

Le 76 unità in attività sono ugualmente ripartite tra 38 società residenti e 38 off-shore. Tra queste ultime, ritroviamo 14 società a capitale italiano (di cui una a capitale misto italo/libica) che si occupano di prima trasformazione (essiccamento, affumicatura, salatura, messa in salamoia), di congelazione e di surgelamento di prodotti ittici e di frutti di mare.

Si tratta di imprese totalmente esportatrici che destinano cioè la loro produzione all'estero.

Oltre alle 14 imprese italiana, ci sono un’azienda italo-libica, una spagnola, una francese ed un’altra con capitale totalmente libico.

 

Quadro normativo – Legislazione societaria

A condizione di soddisfare le norme in vigore, l'investimento in Tunisia è libero ed incentivato: esso è regolato dal Codice degli Investimenti (Legge 92-120 del 29/12/1993) e dai decreti successivi.

Le disposizioni di legge vigenti prevedono che l'investimento straniero nel settore della pesca (e dell'agricoltura) venga realizzato in partenariato con un soggetto tunisino.

L'impresa così costituita sarà una società a partecipazione estera, nella quale la partecipazione straniera potrà essere al massimo al 66% del capitale.

 

Le procedure per la creazione di società miste di pesca sono le seguenti:

  • Accordo di principio tra l'operatore tunisino e quello straniero per la realizzazione di una società mista di pesca che inquadri a grandi linee gli obiettivi del progetto.

  • Identificazione della forma giuridica della società e dei diversi azionisti sapendo che la partecipazione straniera non può superare il 66% del capitale sociale per i progetti di pesca nel nord e in alto mare.

  • Presentazione di una domanda di autorizzazione per la creazione di una società mista di pesca al Ministero dell'Agricoltura.

  • Per i progetti che prevedono l'utilizzazione di imbarcazioni acquistate all’estero è necessaria la presentazione di una domanda specifica per l’importazione.

  • Presentazione della dichiarazione dell'investimento presso l'Agenzia di Promozione degli Investimenti Agricoli (APIA).

  • Nel caso che vengano importate delle imbarcazioni da pesca, è necessario presentare una domanda di “tunisificazione” dei natanti presso il Ministero dei Trasporti e sottometterli ad un controllo tecnico.

Riguardo le imbarcazioni importate, è importante sottolineare che - a condizione che queste rispondano ancora alle norme di qualità europee - vi è la possibilità di acquistare barche usate con più di 10 anni di attività.

 

Aree d’insediamento e parchi industriali

I produttori tunisini e stranieri si sono insediati intorno alle aree di pesca e ai porti principali. Pertanto, si riscontra una forte concentrazione di imprese a Biserta e Kelibia nel nord, Sfax e Mahdia nel centro e Zarzis a sud.

Non esistono dei parchi industriali espressamente dedicati, anche se esiste la possibilità per le imprese che si occupano delle trasformazione dei prodotti della pesca di potersi insediare all’interno delle zone industriali aperte all’interno del PCB - Polo di Competitività dell’Agroalimentare di Biserta o in altre aree all’interno o in prossimità degli altri parchi tecnologici e degli incubatori d’impresa sparsi in tutto il paese.

 

Fattori critici e strategie di sviluppo

 

Problematiche infrastrutturali

Le infrastrutture della pesca sono gestite dall’APIP – Agenzia dei Porti e delle Installazioni di Pesca – sotto tutela del Ministero dell’Agricoltura, che gestisce lo sfruttamento, il funzionamento, la manutenzione e i servizi di sicurezza di tutti i 41 porti di pesca della Tunisia, comprese le installazioni per la fornitura di servizi, come quelli di carenaggio e manutenzione delle imbarcazioni, lo sbarco dei prodotti della pesca e la messa a disposizione delle celle frigorifere.

Tutte queste prestazioni hanno delle tariffe fissate per decreto (n°823 del 10 Aprile 2001). Da notare che tali tariffe sono ridotte di circa i due terzi (decreto n°1706 del 24 Luglio 2001) per incoraggiare le attività di pesca sulla costa settentrionale (tra la frontiera con l’Algeria e Kelibia).

 

 

L'APIP mette a disposizione le celle frigorifere - che vengono generalmente concesse in appalto a privati - per la produzione di ghiaccio, la refrigerazione e la congelazione dei prodotti ittici. Il settore privato, dal canto suo, si è specializzato nel comparto dei tunnel di congelazione e nelle camere a -25°c utilizzate prevalentemente per i prodotti da destinare all'esportazione.

 

Risorse umane

Risorse umane con un buon livello tecnico sono disponibili sia per le attività legate alla pesca e all’acquacoltura, sia per l’industria della trasformazione ittica. Esistono dei programmi di formazione professionale che vengono gestiti dal GIPP (Raggruppamento Interprofessionale dei Prodotti della Pesca) per le attività di pesca, dal CTA (Centro Tecnico dell’Acquacoltura) per l’acquacoltura e dal Polo di Competitività dell’Agroalimentare di Biserta per l’industria conserviera ittica e che sono accessibili su richiesta delle aziende.

 

Accesso al credito

Per informazioni sull’accesso al credito in Tunisia per le imprese a partecipazione straniera, vedere pag. 26.

 

Livello dei servizi

Il GIPP agisce come coordinatore, facendo da intermediario tra i differenti soggetti della filiera e tra essi e l’amministrazione. In tale ambito, si occupa di facilitare la regolamentazione del mercato, di promuovere le esportazioni, di organizzare delle attività di formazione e di gestire delle banche dati sull’intero settore.

 

Il CTA offre assistenza tecnica agli operatori del settore dell’allevamento ittico, fornendo il supporto necessario alla creazione delle iniziative produttive, accompagnandone l’entrata in produzione e sostenendo i promotori nella scelta delle strategie di miglioramento della produttività, della qualità e della capacità di commercializzazione.

 

Politica industriale del settore – Sistema di incentivi e sussidi

Le politiche settoriali sono definite dal Ministero dell’Agricoltura, mediante la Direzione Generale della Pesca e dell’Acquacoltura. Gli investimenti nel settore e la concessione degli incentivi previsti dal Codice degli Investimenti del 1994 sono gestiti dall’APIA (Agenzia di Promozione degli Investimenti Agricoli) anche tramite le sue terminazioni regionali (CRDA - Commissariati Regionali per lo Sviluppo Agricolo).

Per beneficiare degli incentivi previsti dal Codice degli Investimenti per lo sviluppo agricolo e della pesca, si ricorre ad una suddivisione in 3 categorie per fare un’assegnazione sulla base dell’importanza dell’investimento:

 

Categoria "A": Investimenti inferiori o uguali a 60.000 DT nelle attività di pesca costiera; Categoria "B": Investimenti compresi tra 60.000 e 300.000 DT, nelle attività di pesca costiera, di pesca pelagica e nei progetti di acquacoltura. Sono altresì considerati di categoria "B" i progetti di creazione di unità di produzione di pesce azzurro ma nel limite di un investimento non superiore a 1 milione di DT.

Categoria "C": Investimenti superiori ai 300.000 DT per progetti sia di pesca sia di acquacoltura.

Tutti gli investimenti nelle attività di prima trasformazione e nelle attività di servizi all'agricoltura ed alla pesca, sono considerati come appartenenti alla categoria "C".

Fatta l'analisi del dossier concernente l'iniziativa da promuovere e stabilita la categoria alla quale tale progetto appartiene, è prevista la possibilità di ottenere dei finanziamenti per lo studio di fattibilità, per l'investimento e per le attività di avviamento del progetto.

Per i progetti di pesca di categoria "B” e "C", lo Stato tunisino partecipa alle spese per la redazione dello studio di fattibilità del progetto in misura dell'1% dell'ammontare globale dell'investimento (ma entro il tetto di 5.000 DT).

Per l'importanza strategica del settore nell'ambito dell'economia nazionale, il Governo tunisino ha previsto la concessione di sovvenzioni, il cui ammontare viene deciso secondo la localizzazione del progetto: per i progetti di pesca realizzati sulla costa settentrionale di Biserta e Tabarka e in alto mare abbiamo una partecipazione del 25% del costo dell'investimento, mentre tale partecipazione ammonta all'8% per gli altri Governatorati del Nord.

Gli incentivi finanziari prevedono dei premi d'investimento che variano tra il 7% e il 70% del costo complessivo dell'investimento: essi sono accordati secondo le regioni e la tipologia del progetto.

Per gli investimenti nel settore della pesca nel nord della Tunisia sono accordati dei premi del 30%. Sempre per gli investimenti localizzati in questa zona sono previste riduzioni del prezzo del carburante e sui diritti portuali.

Nel caso in cui tali aziende operino in regime “totalmente esportatore” esse usufruiscono dei benefici fiscali previsti per il loro regime giuridico, oltre ad altri benefici fiscali comuni a 

tutte le altre attività previste dal Codice degli Investimenti (cfr. capitolo 1.3.5 - Quadro normativo e fiscale su commercio e investimenti - pagg. 13/14).

Anche gli investimenti nel settore dell'industria della trasformazione dei prodotti ittici ricadono sotto il Codice degli Investimenti. L'Istituzione competente cui presentare il piano d'investimento non è più l'APIA bensì l'APII (Agenzia di Promozione dell’Industria e dell’Innovazione)

Esistono due tipologie di società industriale a seconda del mercato di sbocco della produzione:

  • Società totalmente esportatrice (off shore) che destina la totalità della propria produzione sui mercati esteri.

  • Società parzialmente esportatrice, che destina parte della propria produzione all’esportazione

Si è già visto sopra (pagina 25) il regime degli incentivi previsti per le aziende totalmente esportatrici e per le aziende parzialmente esportatrici.

 

Riepilogo:

  • Le infrastrutture sono gestite dall’APIP che le concede in affitto ai privati. La qualità del servizio varia molto da caso a caso.

  • Le risorse umane sono abbondanti e dispongono di un buon livello tecnico sia per le attività legate alla pesca e all’acquacoltura sia per quelle relative alla trasformazione ittica. Programmi di formazione ed aggiornamento sono forniti dal GIPP per le attività di pesca, dal CTA per l’acquacoltura e dal PCA-Biserta per l’industria conserviera.

  • L’accesso al credito per un imprenditore straniero non è consentito. Per ottenere dei crediti in Tunisia è necessario agire tramite un istituto bancario corrispondente in Italia che offra le necessarie garanzie. In caso di partenariato italo - tunisino, sarà il partner locale a potere richiedere un credito bancario.

  • I servizi tecnici specifici per il settore sono forniti dal GIPP, che coordina gli operatori della pesca e fornisce servizi tecnici e di formazione. Per l’acquacoltura, il CTA è una struttura che fornisce supporto di tipo tecnico e scientifico.

  • Il settore non è stato oggetto di politiche industriali settoriali, pur beneficiando delle misure prese per il settore agricolo a cui è stato assimilato. Vige il sistema di incentivi previsto per gli investimenti in agricoltura, con delle misure specifiche per la promozione della pesca al largo delle coste del nord del paese.

Mappatura dei principali attori economici

 

ISTITUZIONI DI RIFERIMENTO:

 

MINISTERE DE L’AGRICULTURE : DIRECTION GENERALE DE LA PECHE ET DE L’ACQUACULTURE

Indirizzo : 30, Rue Alain Savary - 1002 Tunis

Tel. : 71.786.833

Fax : 71.799.401

Sito web: www.agriculture.tn

 

APIA – AGENCE DE PROMOTION DES INVESTISSEMENTS AGRICOLES

Indirizzo : 62, rue Alain Savary 1002 -Tunis Belvédère

Tel. : 71.771.300

Fax : 71.808.453

Email: prom.agri@apia.com.tn

Sito web: www.apia.com.tn

 

MINISTERE DE L’INDUSTRIE, DE L’ENERGIE ET DES MINES DIRECTION GENERALE DE L’AGROALIMENTAIRE

Indirizzo : Immeuble Beya, 40 Rue Sidi Elheni - Montplaisir 1002 Tunis

Tel. : +216 905 132

Fax : +216 902 742

Email : contact@industrie.gov.tn

Sito web : www.industrie.gov.tn

 

APIP – AGENCE DES PORTS ET DES INSTALLATIONS DE PECHE

Indirizzo : Port de pêche de la Goulette 2060 BP.64 – La Goulette

Tel : (+216)71.73.60.12

 

Fax : (+216) 71.73.53.96

Email: apip@apip.com.tn

Sito web: www.apip.nat.tn

 

 

 

CTA – CENTRE TECHNIQUE DE L’ACQUACULTURE

Indirizzo :05 Rue du Sahel 1009 Montfleury Tunis

Tel. : (+216) 71 49 30 41

Fax : (+216) 71 49 11 08

Email : boc_cta@topnet.tn

Sito web: www.ctaquaculture.tn

 

POLE DE COMPETITIVITE DE BIZERTE

Indirizzo : Boulevard de l'Union du Grand Maghreb Arabe - 7080 Menzel Jemil- Bizerte

Tel. : :+216 72 572 443 - 72 571 435

Fax : (+216) 72 572 458

Email : polebizerte@topnet.tn

Sito web: www.pole-competitivite-bizerte.com.tn

 

 

 

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