EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICO SULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA
EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICOSULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA

QUADRO MACROECONOMICO GENERALE

Dati generali sul Paese e principali indicatori

 

Dati generali sulla Tunisia

 

Superficie

162.155 Km²

Situazione geografica

La Tunisia è il paese più settentrionale del continente africano, posizionato a sud della penisola italiana, della Sardegna e della Sicilia. È bagnato a nord e a est dal Mediterraneo (Canale di Sardegna, Canale di Sicilia, Golfo di Hammamet). La lunghezza del suo litorale è di circa 1.300 Km, comprendenti

oltre alle aree continentali – le isole di Galite, Zembra e Zembretta a nord, l’arcipelago delle Kerkennah al Centro e l’Isola di Jerba a sud. I suoi confini terrestri sono delimitati a sud dalla Libia ed a ovest dall’Algeria. Il territorio è pianeggiante lungo la fascia costiera con rilievi importanti nell’area nord-ovest del paese (Jebel Chaambi, 1.544 m). A sud è presente un’area desertica sassosa ai cui confini si trovano alcune grandi oasi (Tozeur, Nefta, Douz, Kébili) oltre le quali inizia il grande Erg (Sahara). Unico grande fiume è la Mejerda (450 km) che nasce in Algeria ed il cui bacino idrografico copre tutta la Tunisia settentrionale.

Clima

Mediterraneo a nord e lungo le coste, semiarido al centro, arido a sud.

Popolazione

10.886.500 (Luglio 2013)

Tasso di crescita demografica

1,3% (2012)

Lingua

Arabo (Ufficiale); lingue veicolari: Francese (parlato dal 65% della popolazione), Italiano (nelle principali città costiere), Inglese

Religione

98% Musulmani, 1% Cristiani, 1% Ebrei

Capitale

Tunisi (1,3 milioni di abitanti)

Città principali

Sfax (500.000), Sousse (400.000), Nabeul/Hammamet (185.000), Gabes

(170.000), Monastir (170.000), Biserta (150.000), Jerba (140.000), Kairouan

(120.000), Gafsa (115.000)

Forma di Governo

Repubblica presidenziale

Suddivisione amministrativa

24 Governatorati e 264 Delegazioni

Festività civili

14 Gennaio (Festa della Rivoluzione e della Gioventù), 20 Marzo (Festa dell’Indipendenza), 9 Aprile (Festa dei Martiri), 1° Maggio (Festa del Lavoro), 25 Luglio (Festa della Repubblica), 13 Agosto (Festa della Donna e della Famiglia), 15 Ottobre (Festa dell’Evacuazione)

Festività religiose

1° Mouharram (Ras el-Am el-Hejri, Capodanno musulmano), 12 Rabia al- Awwal (Mouled, Nascita del Profeta), 1° e 2° Chawwal (Aid el-Fitr, Fine del Ramadan), 10 e 11 Dhou el-Hijja (‘Aid el-Kebir, Festa del sacrificio).

Date variabili al variare del calendario lunare.


 

Principali indicatori economici della Tunisia

 

Moneta

Dinaro Tunisino (DT), suddivisa in 1000 millesimi (Millimes)

Tassi di cambio (1/03/2014)

1 DT = 0,6325 USD - 1 USD = 1,3752 DT

1 DT = 0,46 EUR - 1 EUR = 2,1741 DT

Tasso d’inflazione (2013)

6,1 %

Principali prodotti esportati (2013)

Petrolio grezzo (2.838,5 MDT), Petrolio raffinato (1.371,3 MDT), Fosfati e derivati (1190,6), Abbigliamento (3.308,8 MDT), Maglieria (1.190,5 MDT), Olio d’Oliva (820,2 MDT), Calzature (527,5 MDT).

 

Anno

2010

2011

2012

Conti nazionali

 

 

 

Crescita del PIL ai prezzi dell’anno precedente (%)

3,1

-1,9

3,6

- PIL settore agricoltura e pesca (%)

-9,3

10,3

3,9

- PIL escluso settore agricoltura e pesca (%)

4,2

-2,8

3,5

PIL a prezzi correnti (Milioni DT)

63.522

65.370

71.332

Reddito Nazionale disponibile lordo (Milioni DT)

63.875

65.354

72.057

Reddito Nazionale disponibile lordo per abitante (in DT)

6.054

6.126

6.680

Consumo nazionale totale (Milioni DT)

50.044

54.359

59.716

Consumo pubblico (Milioni DT)

10.315

11.512

13.601

Consumo privato(Milioni DT)

39.729

42.847

47.237

Propensione media al consumo (%)

78,3

83,2

83,9

Impiego e Salari

 

 

 

Creazione d’impiego (in migliaia di posti)

78,5

-106,7

85,1

Tasso di disoccupazione (%)

13,0

18,9

16,7

SMIG - Salario Minimo Interprofessionale Garantito (mensile – regime di 48 ore settimanali, in Dinari)

272,480

286,000

301,808

SMIG - Salario Minimo Interprofessionale Garantito (mensile – regime di 40 ore settimanali, in Dinari)

235,040

246,306

259,479

SMAG - Salario Minimo Agricolo Garantito (a giornata – in Dinari)

8,380

9,000

11,608

Fonte: Banca Centrale di Tunisia

 

Scenario politico-istituzionale e rapporti internazionali

 

Posta sotto il protettorato francese a partire dal trattato del Bardo del 1881, la Tunisia ha ottenuto l’indipendenza il 20 marzo del 1956 sotto la guida del suo primo Presidente – Habib Bourguiba – che, alla guida del suo partito unico Neo-Destour, ha avviato il paese verso la modernizzazione nel periodo dall’indipendenza alla fine degli anni Settanta.


 

Al culmine di una fase di crisi socio-economica e finanziaria, (le rivolte di Gafsa del 1978 e del 1980 e le rivolte del pane del 1983 e del 1984), Zine el-Abidine Ben Ali, Primo Ministro e militare di carriera – con un colpo di stato incruento – è salito al potere il 7 novembre 1987. Dopo una fase iniziale di apparente apertura, le libertà politiche vennero sempre più ridotte fino all’instaurazione di un regime fondato sul nuovo partito unico (il Rassemblement Constitutionnel Democratique – RCD), erede del Neo-Destour.

Dopo un ventennio di grande apertura economica e di relativo benessere, le tensioni sociali a lungo represse nelle aree più povere del paese, sono sfociate nella rivoluzione del 14 gennaio 2011, data nella quale Ben Ali è stato destituito.

Le prime elezioni libere (23 Ottobre 2011) per l’elezione dell’Assemblea Costituente hanno visto l’affermazione del partito di ispirazione islamica Ennahdha che ha potuto esprimere il Primo Ministro (Hamadi Jebali) grazie ad un accordo di maggioranza con 2 partiti minori - il Congresso per la Repubblica-CPR e Ettakatol - i cui leader (rispettivamente Moncef Marzouki e Moustapha Ben Jafaar) sono stati eletti Presidente provvisorio della Repubblica e Presidente dell’ANC.

I governi succedutisi tra il 2011 e la fine del 2013 hanno tuttavia deluso tutte le aspettative in termini di rilancio sociale ed economico. In un contesto generalizzato di acceso dibattito politico e in presenza di manifestazioni sempre più virulente dell’estremismo islamico – culminate nell’attacco all’Ambasciata USA del 14 settembre 2012 - l’esigenza di costituire un governo di unità nazionale era divenuta sempre più pressante.

Le trattative durate circa un anno hanno portato infine alla creazione del governo di Mehdi Jomaa il 29 Gennaio 2014, in un rinnovato clima di fiducia conseguente all’adozione della nuova Costituzione, avvenuta quattro giorni prima.

La Tunisia ha tradizionalmente imperniato la propria politica estera su una scelta strategica di partenariato con l’UE, giocando un ruolo di cerniera tra Europa e Paesi arabi. In questa fase post-rivoluzionaria, essa ha assunto un maggiore dinamismo, prendendo delle posizioni più nette rispetto al passato.

Per quanto concerne l’Unione Europea, la Tunisia ha richiesto la rimodulazione dei suoi rapporti, rimanendo nell’ambito degli accordi di cooperazione politica ed economica (UE e Tunisia hanno firmato un Accordo di Associazione il 17/07/1995). In tale ambito, si è giunti alla firma, il 19 novembre 2012, dell’Accordo Politico sul Partenariato Privilegiato e del nuovo Piano d’Azione, in vista della conclusione di un “Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito” (ALECA).

I profondi legami del Paese con il mondo arabo continuano ad essere al centro della politica estera tunisina. La rivoluzione e l’avvento al potere di Ennahdha hanno avviato una nuova politica estera che vede nell’alleanza con la Turchia e – ancor più – con le

Monarchie del Golfo (Qatar, in particolare) uno sbocco naturale per il rafforzamento della presenza della Tunisia nello scacchiere regionale.

 

Andamento macroeconomico del Paese

Panoramica sintetica sulla struttura economico-produttiva

All’inizio del 2011 la Tunisia beneficiava di una situazione economica e finanziaria generalmente favorevole, sebbene in presenza di notevoli diseguaglianze nella distribuzione del reddito e nello sviluppo regionale. In un contesto generale di transizione connotato da una fase d’instabilità politica e sociale, la produzione industriale ha conosciuto un forte rallentamento, il turismo – una delle principali fonti di valuta estera – ha subito una battuta d’arresto, gli investimenti diretti esteri, in particolare, hanno risentito di un contesto di instabilità politica e sociale e la disoccupazione ha raggiunto quasi il 20% nel 2011 (40% per i giovani).

Il tasso di crescita nel 2013 è stato del 2,6%. L’attività è stata trainata dall’agricoltura, dal settore minerario e dai servizi, mentre è rallentato il comparto dell’industria manifatturiera. Il tasso d’inflazione è passato dal 5,5% del 2012 al 6,1% nel 2013. Il tasso di disoccupazione, leggermente in calo rispetto al 2012, resta ancora molto alto (16% della popolazione attiva e 30% quella giovanile). Permangono le forti disparità regionali.

Le esportazioni totali tunisine presentano un trend positivo (+4,2%) simile a quello delle importazioni e la bilancia commerciale, con un disavanzo di 11,8 miliardi di Dinari (pari a circa 5,3 miliardi di Euro), continua ad essere negativa. Le esportazioni totali del 2013 continuano infatti ad essere inferiori alle importazioni ed ammontano a 27,7 miliardi di Dinari (pari a circa 12,4 miliardi di Euro).

Le importazioni totali tunisine nel 2013 sono cresciute del 3,4% rispetto al 2012, ammontando a 39,5 miliardi di Dinari (pari a circa 17,7 miliardi di Euro).

Principali settori

I comparti più importanti della struttura produttiva della Tunisia sono l’agricoltura e la pesca, le industrie manifatturiere e non, i trasporti e le telecomunicazioni.

Agricoltura e pesca - Nel 2012, il settore dell’agricoltura e della pesca ha rappresentato il 12,7% del PIL. Le statistiche dell’APIA-Agence de Promotion des Investissements Agricoles indicano che nel 2013 l’investimento nel settore agricolo è stato pari a 595,4 milioni di DT (267 milioni di Euro), in aumento del 12,1% rispetto all’anno precedente (523,7 milioni di DT).

Industrie non manifatturiere - Nel 2012 le industrie non manifatturiere hanno contribuito al 15,6 % del PIL, di cui 53,3% per gli idrocarburi e 30,8% per l’edilizia ed i lavori pubblici. Industrie manifatturiere - Nel 2013 l’investimento nelle industrie manifatturiere è stato di 1384,5 milioni di DT (620,86 milioni di Euro): il settore delle industrie del cuoio e della calzatura è stato il solo a registrare un tasso positivo. Il tessuto dell’industria manifatturiera tunisina resta caratterizzato dalle strategie di sostegno alle industrie manifatturiere esportatrici che hanno permesso la creazione di un tessuto dinamico di imprese offshore. Servizi - I servizi connessi all’industria comprendono essenzialmente le imprese del settore dell’informatica, le società di consulenza, le telecomunicazioni, i trasporti e la formazione professionale. Nel 2013, il settore nella sua globalità ha visto la creazione di 566 progetti, con un investimento di 46,7 milioni di DT (20,94 milioni di Euro).

 

 

Il sistema bancario e finanziario


I contraccolpi economici della rivoluzione hanno causato un progressivo aggravamento del disavanzo della bilancia dei pagamenti, che ha avuto come conseguenza l’intensificarsi delle pressioni sul tasso di cambio del dinaro, nonostante la sua non convertibilità, che si è svalutato nel 2013 di circa il 12% rispetto all’anno precedente.

La mancanza di concorrenza e di innovazione nel settore bancario non rende il sistema all’altezza delle attese degli investitori. Una delle debolezze che contribuiscono all'elevato costo del capitale è la grande frammentazione del sistema bancario, che conta una ventina di istituti di credito, controllati per circa il 40% dallo Stato, che presentano attività totali pari a circa il 100% del PIL. La recessione del 2011 ha comportato un forte deterioramento della qualità degli attivi bancari. I prestiti in sofferenza (stimati a circa il 13% del portafoglio) restano per la maggior parte concentrati presso le banche pubbliche e sono il risultato della crisi del turismo e – in misura minore – del settore commerciale e manifatturiero.

 

Dinamica di interscambio ed investimenti con particolare focus sull’Italia

 

Nell'ultimo decennio l'Italia ha registrato sistematici surplus commerciali nell'interscambio con la Tunisia, situazione confermata anche nel corso del 2013 durante il quale l’avanzo é stato pari a 272 milioni di Euro. L’Italia occupa il secondo posto dietro la Francia sia come fornitore che come cliente della Tunisia: le esportazioni verso l’Italia sono state nel 2013 pari a 5.116 milioni di DT (2.302 milioni di Euro) mentre le importazioni hanno raggiunto un valore di 5.721 milioni di DT (pari a 2.574 milioni di Euro).

 

Analogamente a quanto verificatosi nel corso degli anni precedenti, il trend per il 2013 delle esportazioni tunisine verso l’Italia, con l’esclusione dei prodotti petroliferi e dei prodotti chimici, é essenzialmente negativo. L’Italia ha acquistato dalla Tunisia prevalentemente articoli di abbigliamento e cuoio/calzature, grazie alla presenza di numerose imprese italiane. Seguono i prodotti petroliferi – in crescita nell’ultimo anno. Gli oli vegetali, le apparecchiature di cablaggio, la componentistica auto e i prodotti chimici seguono nella graduatoria dei principali prodotti importati.

Nel corso del 2012, i prodotti petroliferi raffinati hanno consolidato il loro primato nell’export italiano verso la Tunisia, seguiti dai metalli di base. In terza posizione si trovano i tessuti – le cui esportazioni registrano un trend calante a causa della crisi dell’industria off-shore dell’abbigliamento che abitualmente importa tessuti dall’Italia.

L’analisi delle esportazioni delle regioni italiane verso la Tunisia (dati 2012- ISTAT su elaborazione ICE) mostra uno squilibrio tra l’incidenza delle vendite delle regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno, trainate, queste ultime, dalla Sicilia che con oltre 411 milioni di Euro si posiziona seconda dopo la Lombardia per esportazioni verso la Tunisia. Anche per le importazioni, la regione italiana con il valore più elevato é la Lombardia che, con 552 milioni di Euro, rappresenta, da sola, oltre il 24% del totale, seguita dal Veneto con 434 milioni di Euro (19% del totale).

Secondo i dati della FIPA (Agence pour la Promotion des Investissements Extérieurs) - ancora provvisori - i flussi d’investimento stranieri (IDE) per l’anno 2013 sono pari a 1959,5 milioni di DT, ripartiti in 1780 milioni in investimenti diretti e 179,6 milioni di portafoglio. Su questa base, nel 2013 si registra una diminuzione rispettivamente del 24,3% e 19% in rapporto agli anni 2012 (2587,4 milioni di DT) e 2010 (2417,7 milioni di DT) ma un aumento del 14% rispetto al 2011 - anno della rivoluzione – durante il quale gli investimenti hanno raggiunto i 

1718,3 milioni di DT.

La ripartizione settoriale degli IDE vede al primo posto il settore dell’energia (1070 milioni di DT), seguito dalle industrie manifatturiere (483,5 milioni di DT) e dal settore dei servizi (215,5 milioni di DT) e in ultimo dall’agricoltura (11 milioni di DT). Dal punto di vista territoriale, similmente alle tendenze riscontrate a livello nazionale, gli IDE si concentrano in gran parte nelle grandi città e in generale nelle zone costiere. Tuttavia – negli ultimi anni – si assiste ad una leggera ma continua tendenza a spostarsi verso le regioni dell’interno che – oltre a far beneficiare l’investitore di misure specifiche d’incoraggiamento (fiscali e finanziarie) – cominciano ad avere un livello adeguato di infrastrutture.


Secondo i dati FIPA, il fatturato delle imprese tunisine a partecipazione italiana ammonta a quasi 3 Miliardi di Euro. Esse apportano un valore storico complessivo di IDE (escluso il settore energetico) pari a circa 1,2 miliardi di DT collocando l’Italia al secondo posto tra i Paesi stranieri che hanno investito in Tunisia (quota di mercato pari al 15,8%) con oltre

60.000 posti di lavoro creati e costituiscono circa il 25% del totale delle imprese a partecipazione straniera, ossia 747 imprese. Di queste, 388 sono imprese a capitale detenuto interamente da investitori italiani, 301 a capitale tuniso-italiano e 58 sono partecipazioni italiane con Paesi terzi. Inoltre, 614 sono imprese totalmente esportatrici mentre 133 lo sono solo parzialmente. La maggior parte delle imprese italiane (83%) è concentrata infatti sulle regioni costiere e nell’area di Tunisi (Tunisi, Ariana, Ben Arous e Manouba).

Il settore merceologico con maggiore presenza di imprese italiane è quello del tessile/abbigliamento, ove operano sia piccole e medie imprese che noti gruppi industriali.

L’Italia è presente anche nel settore siderurgico, automobilistico, bancario, delle grandi opere, dei trasporti aerei e marittimi.

 

Quadro normativo e fiscale su commercio e investimenti


Per quanto concerne l’avvio di attività commerciali, si riportano di seguito le principali modalità operative:

 

Vendita diretta

Non è ammesso l’esercizio di attività commerciali in Tunisia a soggetti di nazionalità straniera.

Contratto di Agenzia

Il contratto di agenzia in Tunisia è regolato dal Code du Commerce, art. 625 e art. 626. Occorre che l’azienda straniera stipuli un contratto scritto e legalizzato di rappresentanza commerciale con il fornitore e che depositi presso l’amministrazione centrale del Ministero del Commercio una dichiarazioio. Anche in questo caso, non è ammesso l’esercizio di attività commerciali in Tunisia ane debitamente sottoscritta dall’agente di commerc soggetti di nazionalità straniera.

Contratto di Distribuzione e di Franchising

La normativa di riferimento è la legge 2009-69 del 12/08/2009. L’attività commerciale non è subordinata al rilascio di autorizzazioni fatte salve alcune categorie di prodotti e servizi come le bevande alcoliche, gli ascensori, la pubblicità e le agenzie immobiliari. I contratti di distribuzione in esclusiva sono vietati dalla legge. La gestione del contratto di franchising in Tunisia è molto generale, e può essere ampiamente regolata all’interno del contratto stipulato fra le parti, il quale c’è il solo obbligo che sia in forma scritta. La legge regola esclusivamente i contratti di franchising che riguardano le attività di distribuzione, senza prendere in considerazione il franchising industriale.

 

Gli ultimi mesi del 2013 sono stati caratterizzati dagli sforzi che le Autorità tunisine hanno fatto per rendere ancora più attraente il paese come destinazione per l’investimento. In particolare, è prevista a breve la riforma del “Codice degli Investimenti”, anche se i lavori per la sua finalizzazione, avviati già da più di un anno, procedono più lentamente del previsto.


 

Il Codice degli investimenti del 1994 (legge 93/120) rimane tuttora il testo di riferimento per la creazione d’impresa in Tunisia, modificato in alcune sue parti secondarie e soggetto alle variazioni apportate dalla legge di bilancio licenziata ogni fine anno. E’ anzitutto opportuno distinguere tra i due seguenti regimi:

  • regime di diritto comune, che disciplina l’impresa privata in Tunisia e che non è particolarmente favorevole per l’investitore estero in quanto l’impresa è sottoposta a un rigido controllo dei cambi e a una severa disciplina fiscale;

  • regimi privilegiati, attraverso i quali vengono concessi ampi spazi agli investitori esteri e i quali prevedono, in particolare, notevoli agevolazioni in materia di esenzioni fiscali.


 

Tra i vari regimi privilegiati esistenti in Tunisia, quelli che maggiormente interessano gli investitori esteri sul piano delle fiscalità - oltre al Codice degli Investimenti - sono regolati dalla legge 94-42 del 7/3/1994 relativa alle Società di Commercio Internazionale (SCI) e dalla legge 92-81 del 3/8/1992 relativa alle Zone Economiche Franche in Tunisia.

 

 

Gli imprenditori che desiderino aprire un’attività in Tunisia possono usufruire di una legislazione sugli investimenti che offre notevoli vantaggi all’investimento estero tra i quali alcuni importanti incentivi fiscali:

  • Esenzione totale per i primi 10 anni e riduzione del 50% della base imponibile a partire dall’undicesimo anno per i progetti di sviluppo agricolo

  • Esenzione totale per i primi 10 anni e riduzione del 50% della base imponibile per ulteriori 10 anni per i progetti di sviluppo regionale

 

  • Aliquota pari al 10% per tutte le società (settori: industria, servizi, commercio internazionale e consulenze) sugli utili derivanti da operazioni di esportazione. Tutte le società attive prima del 31/12/2013 o quelle che hanno ottenuto la dichiarazione d’investimento prima di tale data, continueranno a beneficiare dell’esenzione totale dell’imposta sugli utili conseguiti per il volume d’affari derivante dalle esportazioni per 10 anni – a partire dalla data della prima operazione d’esportazione.

Sono inoltre riservati incentivi specifici a seconda del settore industriale.


 

L’ordinamento tunisino offre all’investitore non residente un’ampia gamma di scelte circa la forma societaria.

 


 

Società a Responsabilità Limitata (SARL)

Nella SARL nessuno dei soci risponde personalmente in misura superiore alla propria partecipazione al capitale sociale. La SARL deve avere un capitale sociale minimo di

10.000 DT e può essere detenuto al 100% da soggetti stranieri secondo la natura giuridica dell’impresa (es. se off-shore).

Società per Azioni (Società Anonima)

La SA è una società in cui i soci (minimo 7) rispondono delle obbligazioni sociali limitatamente al capitale sociale sottoscritto. Le azioni non possono avere valore inferiore a un dinaro e possono essere al portatore o nominative.

Filiale

La filiale è una struttura di collegamento che consente l’esercizio di attività economica diretta, sia produttiva che commerciale tale da produrre reddito di impresa. Il trattamento impositivo è analogo a quello delle società di diritto tunisino, anche se di fatto essa resta una società di diritto straniero, dipendente dall’impresa madre.

Ufficio di Rappresentanza

L’UR è una struttura di collegamento con la società madre che non consente l’esercizio di alcuna attività economica diretta, esclusa la promozione e la ricerca di mercato, ai fini delle vendite della società madre. L’UR non è autorizzato a produrre reddito di impresa e non è sottoposto ad alcuna imposta societaria.

 

Le risorse fiscali tunisine derivano da imposte dirette e indirette, dal prelievo dei diritti di registro, dai bolli, così come dalle entrate dei diritti doganali. Dal 1988, è stata introdotta l’Imposta sul Valore Aggiunto (Taxe sur la Valeur Ajoutée, TVA).

Il 16 maggio 1979, l’Italia e la Tunisia hanno firmato la Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con protocollo aggiuntivo, entrato in vigore il 17 Settembre del 1981. La convenzione si applica alle persone residenti in uno o entrambi i Paesi e si applica alle imposte sul reddito prelevate per conto di ciascuno dei due Stati, delle sue suddivisioni politiche o amministrative e dei suoi enti locali, qualunque sia il sistema di prelevamento.

 

 


 

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