EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICO SULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA
EMILIA ROMAGNA IMMIGRAZIONE OSSERVATORIO GIURIDICOSULL'IMMIGRAZIONE EMILIA ROMAGNA

 

Sanatoria 2020, istruzioni sul calcolo del contributo forfettario dovuto per badanti, colf, braccianti stranieri. I Ministeri del Lavoro e dell'Interno forniscono nuove indicazioni su come determinare correttamente gli importi e sulle tempistiche per il versamento. I dettagli nella circolare congiunta del 30 settembre 2020.2 OTTOBRE 2020

Sanatoria 2020, nuovi chiarimenti sul calcolo del contributo forfettario dovuto a titolo retributivo, contributivo e fiscale per badanti, colf, braccianti stranieri non comunitari .

Con la circolare congiunta del 30 settembre 2020, i Ministeri del Lavoro e delle Politiche sociali e dell’Interno forniscono istruzioni su come determinare correttamente gli importi e sulle tempistiche per il versamento.

I valori di riferimento relativo ad ogni mese o frazione di mese di durata del rapporto di lavoro, oggetto di regolarizzazione, sono stati stabiliti con il Decreto del Ministero del Lavoro del 7 luglio 2020 e variano in base ai settori di attività:

300 euro per agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;156 euro per assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza;156 euro per lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

Successivamente l’Agenzia delle Entrate ha istituto i codici tributo da utilizzare e l’INPS ha illustrato i diversi adempimenti contributivi da seguire.

Il nuovo documento si aggiunge in questo panorama di informazioni e chiarisce alcuni aspetti chiave.

Ministero del Lavoro e Ministero dell’Interno - Circolare congiunta del 30 settembre 2020Decreto 7 luglio 2020. Determinazione e destinazione del contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro, relativamente ai rapporti di lavoro irregolare.Sanatoria 2020, contributo forfettario dovuto per badanti, colf, braccianti: i chiarimenti

Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, 207.542 sono le domande di regolarizzazione ricevute nell’ambito della sanatoria di badanti, colf e braccianti.

Il pagamento del contributo forfettario dovuto a titolo retributivo, contributivo e fiscale rientra nei versamenti necessari per la regolarizzazione in base a quanto stabilito dal Decreto Rilancio nell’articolo 103, che ha previsto la possibilità per i datori di lavoro di presentare domanda per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, o anche per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini italiani o stranieri.

In particolare, come specifica, il testo congiunto dei due Ministeri il “contributo forfettario, a titolo retributivo, contributivo e fiscale, è dovuto esclusivamente per le dichiarazioni di emersione aventi a riferimento la dichiarazione di sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini non comunitari”.

Il pagamento deve essere effettuato tramite modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” inserendo l’importo relativo ad ogni mese/frazione di mese di durata del rapporto di lavoro per il settore di riferimento e i codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate.

SettoreImporti contributo forfettario regolarizzazioneCodice tributoAgricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse300,00 euroCFZP denominato “Contributo forfettario 300 euro - emersione lavoro irregolare - settori agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse - DM 7 luglio 2020”Assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza156,00 euroCFAS denominato “Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settori assistenza alla persona - DM 7 luglio 2020”lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare156,00 euro“FLD denominato “Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settore lavoro domestico e sostegno al bisogno familiare - DM 7 luglio 2020”Sanatoria 2020, istruzioni sul calcolo del contributo dovuto per badanti, colf, braccianti

La circolare chiarisce che il calcolo del contributo forfettario dovuto per badanti, colf e braccianti stranieri non comunitari nell’ambito della sanatoria 2020 deve essere effettuato considerando il periodo compreso tra la data di decorrenza del rapporto irregolare dichiarata nella domanda di regolarizzazione e la data in cui è stata presentata la richiesta.

Si precisa, inoltre, che per determinare correttamente gli importi è necessario considerare che il contributo è dovuto per intero anche per le frazioni di mese.

I versamenti effettuati dai datori di lavoro non vengono restituiti in nessun caso, neanche se la procedura, per qualunque motivo, non va a buon fine: inammissibilità, archiviazione o rigetto della dichiarazione di emersione.

Anche sui tempi arrivano specifiche indicazioni: il contributo forfettario calcolato secondo le indicazioni fornite deve essere pagato prima della stipula del contratto di soggiorno.

Si tratta di un passaggio preliminare fondamentale, dal momento che lo Sportello Unico per l’Immigrazione quando convoca datore di lavoro e lavoratore per procedere verifica, infatti, l’importo del contributo versato.

02.01.2021
MichelaOgnissanti
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 Con Circolare del 17 novembre 2020, (allegata in fondo all'articolo)   il Ministero dell'Interno ha fornito alcune importanti specificazioni in merito alle procedure di emersione di rapporti di lavoro irregolari previste dal recente Decreto Rilancio (DL n. 34/2020, convertito con Legge n. 77/2020) e riservate al lavoro domestico, di assistenza alle persone, e nel settore agricolo.

La circolare si sofferma in particolare sui seguenti argomenti :

documentazione idonea alla prova della presenza del lavoratore (necessario allegare documenti non troppo risalenti nel tempo e deve essere richiesta ulteriore documentazione quando sul passaporto del lavoratore risulti un timbro di ingresso nel territorio Schengen ma non nel territorio italiano); requisito reddituale del datore di lavoro ( si ricorda ad esempio che il requisito non è richiesto nel caso in cui il datore di lavoro sia disabile e il lavoratore sia addestto alla sua assistenza); alloggio per il lavoratore requisito (si ricorda che la garanzia alloggiativa è richiesta al datore di lavoro anche per la procedura di emersione di lavoro irregolare. Qualora, però, l’acquisizione dell’attestato di idoneità alloggiativa comporti una dilazione eccessiva della convocazione delle parti per la sottoscrizione del contratto, è possibile procedere anche in presenza della sola richiesta agli organi competenti, fermo restando l’obbligo di produrre il  documento allo Sportello Unico in un momento successivo"); delega alla sottoscrizione del contratto di soggiorno; interruzione o mancata instaurazione del rapporto di lavoro nelle more della procedura o all'atto della convocazione presso lo Sportello Unico; riapertura termini per errori o mancato invio dell'istanza.

Su quest'ultimo punto specifica  che ,  per i datori di lavoro che, pur avendo effettuato il versamento forfetario di almeno €500,00, non hanno inviato alcuna istanza di regolarizzazione oppure, erroneamente, hanno inviato l’istanza all’INPS,  è possibile ancora  inviare le richieste   fino alle ore 20:00 del giorno 31 dicembre 2020  all'indirizzo https://nullaostalavoro.dlci.interno.it. (ATTENZIONE riportato in forma sbagliata nella circolare)

Al fine di attribuire agli utenti l’abilitazione alla compilazione dei modelli di domanda EM-DOM_2020 ed EM-SUB_2020, il sistema richiederà l’inserimento degli stessi dati presenti sul modello F24 e ne verificherà l’esatta corrispondenza.

 Con risoluzione n. 58/E del 25 settembre 2020, l'Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento dei contributi forfettari dovuti per l’emersione del lavoro irregolare. Si tratta, in particolare, dei codici tributo CFZP, CFAS e CFLD, da utilizzare nel modello F24 Elide per il versamento delle somme (pari a 300 o 156 euro) dovute a titolo di contributo forfettario, per ciascun mese o frazione di mese, per i diversi settori di attività interessati dalla sanatoria.

L’Agenzia delle Entrate ha istituito, con la risoluzione n. 58/E del 2020, i codici tributo per il versamento, tramite il modello F24 Versamenti con elementi identificativi, dei contributi forfettari dovuti per l’emersione del lavoro irregolare.Il decreto Rilancio (art. 103) ha consentito ai datori di lavoro di presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini italiani o stranieri, secondo le condizioni ivi previste.In proposito, l'art. 103, comma 7 prevede che il datore di lavoro sia tenuto al pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale, relativamente ai rapporti di lavoro irregolare oggetto dell’istanza di emersione.Con D.M. 7 luglio 2020 il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, il Ministro dell’Interno e il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha stabilito le somme dovute a titolo di contributo forfettario, per ciascun mese o frazione di mese, per i diversi settori di attività, come di seguito indicato:- 300 euro per i settori dell’agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;- 156 euro per i settori dell’assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza;- 156 euro per il settore del lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.Il contributo forfettario è versato con le modalità di cui all’art. 17, D.Lgs. n. 241/1997, esclusa la possibilità di avvalersi della compensazione.Le risorse provenienti dal pagamento dei contributi forfettari  sono riversate:- per un terzo all’entrata del bilancio dello Stato, a titolo fiscale;- per un terzo all’INPS, a titolo contributivo;- per un terzo all’INPS, per il successivo accreditamento al lavoratore, a titolo retributivo.Per consentire il pagamento dei contributi forfettari tramite il modello F24 ELIDE, l'Agenzia delle Entrate ha quindi istituito i codici tributo:- CFZP - Contributo forfettario 300 euro - emersione lavoro irregolare - settori agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse - DM 7 luglio 2020;- CFAS - Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settori assistenza alla persona - DM 7 luglio 2020;- CFLD - Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settore lavoro domestico e sostegno al bisogno familiare - DM 7 luglio 2020.

 

L'Ismu dedica un approfondimento alle misure sull'emersione del lavoro degli stranieri previsto nel Decreto Rilancio. Quali gli effetti sul numero degli irregolari? Non è facile ipotizzare al momento quella che potrà essere l’efficacia di questa regolarizzazione. Tutto induce ragionevolmente a pensare a un risultato che, senza raggiungere quello della regolarizzazione sviluppatasi a seguito della Bossi-Fini, potrebbe essere “migliore” di quello conseguito con la Maroni.

Un provvedimento nel segno dell’emersione dei rapporti di lavoro irregolari. Questa del 2020 sarà una regolarizzazione dove i nuovi contratti legati al lavoro stagionale in agricoltura avranno un peso marginale. Infatti, oggi come in passato, per lo più gli immigrati irregolarmente soggiornanti hanno già un lavoro e quindi per ottenere un permesso faranno riferimento al rapporto di lavoro in corso e non a un possibile nuovo impiego come stagionali in agricoltura.Si tratterà di una regolarizzazione settoriale. Essa potrà riguardare i rapporti di lavoro nel settore primario, nonché quelli del lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare, ma non riguarderà il lavoro in generale (sono infatti esclusi comparti importanti come, per esempio, quello del lavoro edile). Ne consegue che, con una regolarizzazione di tipo settoriale, non sarà possibile ottenere un quasi azzeramento del numero degli irregolari.Quali gli effetti sul numero degli irregolari? Non è facile ipotizzare al momento quella che potrà essere l’efficacia di questa regolarizzazione. Tutto induce ragionevolmente a pensare a un risultato che, senza raggiungere quello della regolarizzazione sviluppatasi a seguito della Bossi-Fini, potrebbe essere “migliore” di quello conseguito con la Maroni. Tale previsione non tiene conto però di una variabile che potrebbe portare a un risultato inferiore rispetto a quello ipotizzato: la crisi economica che vivrà l’Italia nei prossimi mesi, di cui al momento è impossibile disegnare i contorni. Infatti i costi previsti per la regolarizzazione, uniti alla crisi economica, potrebbero indurre molti datori di lavoro a dire “no” a una regolarizzazione della quale altrimenti si sarebbero avvalsi.

il carattere settoriale della regolarizzazione limiterà comunque l’efficacia del provvedimento rispetto all’obbiettivo, non esplicitato dal legislatore ma tipico di tutte le regolarizzazioni in materia di immigrazione, di ridimensionare drasticamente il numero degli immigrati irregolarmente soggiornanti.

Non è peraltro facile ipotizzare al momento quella che potrà essere l’efficacia di questa regolarizzazione rispetto a tale obbiettivo. A tal fine, comunque, può essere utile un raffronto con l’efficacia di due regolarizzazioni del passato che hanno operato in un contesto non così dissimile dall’attuale anche quanto al numero degli irregolari, ossia quella sviluppatasi a partire dalla legge c.d. Bossi-Fini e la c.d. Maroni.

A riguardo va osservato anzitutto che, come emerge dalle diverse analisi sviluppate dalla Fondazione ISMU con riferimento a tali regolarizzazioni, esse non hanno portato ad avere anche solo per un anno un numero di irregolari trascurabile. Questo per due ragioni: non ne hanno beneficiato tutti gli stranieri irregolarmente presenti alla data limite prevista per poter accedere; in entrambi i casi il numero degli stranieri giunti dopo tale data limite e da subito o comunque nel tempo caduti nell’irregolarità è rapidamente cresciuto.

Anche dopo la regolarizzazione di maggiore impatto, ossia quella sviluppatasi a partire dalla legge Bossi-Fini che ha sanato oltre 600mila posizioni, ci si è ritrovati con oltre 200mila irregolari. Resta comunque, e non stupisce, il dato per cui quella sviluppatasi a partire dalla Bossi-Fini in quanto aperta a tutto il mondo del lavoro ha avuto un impatto maggiore di una regolarizzazione settoriale come la Maroni che ha sanato meno di 300mila posizioni avendosi poi, alla fine del processo, più di 300mila immigrati senza permesso di soggiorno.

Tutto ciò potrebbe indurre a stimare per la regolarizzazione di cui al decreto “Rilancio”, a fronte di un numero di irregolari simile a quello con cui si misurarono le due sopra citate regolarizzazioni, un risultato simile a quello della Maroni. Va però osservato che le due citate precedenti regolarizzazioni si sono sviluppate in contesti caratterizzati da flussi migratori – immediatamente irregolari o comunque a rischio di irregolarità nello svilupparsi del percorso migratorio – assai maggiori degli attuali; e allora la capacità della presente di portarci ad avere, alla fine del processo, relativamente pochi irregolari soggiornanti potrebbe essere da ciò accresciuta. Inoltre, non va trascurato che la presente regolarizzazione è sì settoriale ma più ampia della Maroni riguardando non solo, come quella, il lavoro domestico, ma anche il lavoro nel settore primario. Tutto ciò induce ragionevolmente a pensare a un risultato che, senza raggiungere quello della regolarizzazione sviluppatasi a seguito della Bossi-Fini potrebbe essere, da questo punto di vista, “migliore” di quello conseguito con la Maroni: più di 300mila posizioni sanate e un numero di irregolari a fine processo al di sotto di quota 300mila.

Non va trascurato, però, che c’è un fattore del quale non si è tenuto conto per formulare la previsione di cui sopra e che però potrebbe portare a un risultato della presente regolarizzazione inferiore rispetto a quello ipotizzato. Ci si riferisce alla crisi economica che vivrà l’Italia nei prossimi mesi. Non se n’è tenuto conto perché ad oggi è impossibile disegnare con accettabile precisione i contorni di tale crisi e anche per questo stimare come essa, interagendo con i costi previsti per la regolarizzazione, potrà pesare sulla scelta dei datori di lavoro di “regolarizzare” oppure no. Tuttavia, specie pensando agli scenari peggiori, non si può certo escludere una “capacità” della crisi di indurre molti datori di lavoro a dire di no a una regolarizzazione della quale altrimenti si sarebbero avvalsi.

Una regolarizzazione che incentiverà flussi irregolari? Le analisi sviluppate da Fondazione ISMU a proposito degli effetti delle regolarizzazioni del passato inducono a un cauto ottimismo. Relativamente al temuto (possibile) effetto di incentivazione dei flussi non regolati, va osservato che in passato l’Italia ha sperimentato imponenti ondate migratorie, in buona misura non governate dal diritto, e temporalmente molte regolarizzazioni sono andate a porsi accanto a tali ondate.I dati sui flussi non autorizzano però a ritenere che questa o quella regolarizzazione abbia portato a un impennarsi del numero degli arrivi non regolati nel periodo di tempo successivo.

 I dati post emergenza Covid e le proposte di Assindatcolf e Idos per rendere più stabile il comparto. Migliaia di stranieri che hanno chiesto di emergere rischiano però di tornare “invisibili”

12/12/2020

Nonostante la crisi sanitaria ed economica da Covid-19 crescono i livelli occupazionali nel settore domestico: nel 2020 colf, assistenti di anziani e disabili e baby sitter regolarmente assunte dalle famiglie potrebbero superare quota 1 milione di addetti, con un incremento tra le 200 e le 300 mila unità rispetto al 2019, anno in cui l’Inps ha censito circa 850 mila domestici in regola, di cui oltre il 70% di origine immigrata e in maggioranza donne (in Italia lavorano in quest’ambito oltre 2 occupate straniere su 5). È quanto emerge da uno studio di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico,integrato con i dati del Dossier Statistico Immigrazione 2020, curato dal Centro Studi e Ricerche Idos. 

Ad incidere sui livelli occupazionali la procedura di emersione disposta dall’articolo 103 del Dl ‘Rilancio’, che ha portato a far emergere 176.848 domande di cittadini non comunitari solo in ambito domestico, ovvero l’85% del totale delle domande presentate al ministero dell’Interno. Ma non solo, positivo su quasi tutto l’anno risulta, infatti, anche il trend delle assunzioni tout court da parte delle famiglie, con un picco nei mesi di settembre e ottobre 2020, quando si sono registrati rispettivamente 15.700 e 34 mila nuovi posti di lavoro. 

Nel dettaglio, lo studio mette in evidenza come l’andamento del mercato occupazionale del settore domestico sia dipeso dalle misure adottate dal Governo. A marzo scorso, in pieno lockdown, in controtendenza con quello che avveniva in tutti gli altri settori, nel comparto domestico si registrava un boom nelle assunzioni, circa 20 mila, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. Non tutti nuovi posti di lavoro ma principalmente emersione di quelli in nero: colf, badanti e baby sitter che dovendosi spostare per ‘comprovate esigenze di lavoro’ rischiavano di denunciare la propria condizione irregolare nelle autocertificazioni. Una tendenza che si è interrotta tra aprile e maggio 2020, quando ad aumentare sono state, invece, le cessazioni. Secondo i calcoli di Assindatcolf, nel solo mese di maggio i licenziamenti sono stati oltre 44 mila, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Tra le motivazioni, il ritardo con cui l’Esecutivo ha approvato, sempre nel Dl Rilancio,l’indennità da 1000 euro di sostegno al reddito per i domestici, inizialmente rimasti esclusi dalla cassa integrazione disposta dal Dl ‘Cura Italia’: una misura parziale, poiché destinata solo ai non conviventi con rapporti di lavoro oltre le 10 ore di lavoro settimanali, percepita da 213 mila domestici. 

“Dalle nostre stime – dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf – risulta che a fine 2020 il settore avrà in forza circa 1 milione 150 mila unità, che potrebbero diventare 1,5 milioni se venissero introdotti incentivi fiscali all’assunzione. Abbiamo, infatti, calcolato che con la totale deduzione del costo del lavoro domestico potrebbero emergere dall’irregolarità ulteriori 350 mila lavoratori oggi ‘in nero’ tra italiani, comunitari e stranieri. Una misura necessaria anche per mantenere in ‘chiaro’ i 180 mila rapporti di lavoro di cittadini extracomunitari che stanno emergendo per effetto della sanatoria e che, al contrario, rischiano di tornare presto invisibili come avvenuto nel 2012”. “Senza interventi strutturali nelle politiche di inserimento occupazionale degli immigrati, provvedimenti limitati e una tantum come le regolarizzazioni – afferma Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche Idos –rischiano di rivelarsi come temporanee misure-tampone, insufficienti a modificare le condizioni di precarietà che caratterizzano purtroppo una parte rilevante di questo comparto, soprattutto di quella straniera. Allentare il rigido vincolo tra contratto di lavoro e regolarità dello status giuridico dello straniero, ripristinare gli ingressi per ricerca lavoro sotto sponsor e adottare un meccanismo di regolarizzazione continuativa caso per caso, basata su criteri premiali, eviterebbe la produzione di sacche di sommerso ingestibili, a vantaggio di una politica più giusta e trasparente per tutti”.

 Il loro numero a Monza e Brianza è triplicato negli ultimi 20 anni, da 25mila nel 2000 ad 80mila nel 2019. Vivono e lavorano insieme ed accanto a noi, anche se spesso sono costretti a farlo da irregolari e faticano a veder riconosciuti i propri diritti di cittadinanza e permesso di soggiorno.

Stiamo parlando dei migranti, di cui il 18 dicembre si è celebrata la Giornata internazionale. Proprio nel giorno in cui è stato convertito in legge il Decreto sicurezza, che modifica anche le disposizioni sul tema immigrazione volute dall’ex ministro Salvini. Quale data migliore del 18 dicembre, quindi, per la Cgil di Monza e Brianza per fare il punto, con una videoconferenza, su come il 2020, così segnato dal Covid-19, ha inciso sulla vita lavorativa e personale di migliaia di migranti a Monza e Brianza?

“La pandemia ha fatto anche emergere il contributo dei lavoratori di origine straniera proprio in settori chiave come la sanità, la cura della persona, le pulizia, la logistica e l’agroalimentare   – afferma Matteo Casiraghi (nella foto in alto), segretario del sindacato di via Premuda – si stima che, in questo periodo, a livello nazionale, il 30% dei lavoratori essenziali siano immigrati”.

“Il Covid, però, ha anche comportato un aumento delle emarginazioni e delle diseguaglianze con numerose condizioni di sfruttamento lavorativo, soprattutto per gli stranieri – continua – nella Provincia di Monza e Brianza, a fronte di un mondo del lavoro con circa 240mila addetti complessivi, la stima è che ci siano 5-6mila lavoratori stranieri irregolari”.

I DATI DEL PATRONATO INCA

Il 2020 dell’Area migranti e politiche sociali del Patronato Inca, che si occupa di consulenza e orientamento sui titoli di soggiorno e le procedure amministrative connesse alla permanenza regolare in Italia e si adopera per la tutela dei lavoratori migranti e per combattere il disagio nei luoghi di lavoro e sul territorio, ha visto numeri legati alle pratiche inevitabilmente in calo, a causa delle restrizioni del Covid, ma comunque notevoli.

“I rinnovi dei permessi di soggiorno che abbiamo trattato quest’anno sono stati 600 da marzo a dicembre, praticamente la metà rispetto al 2019 – spiega Francesca Campisi del Patronato Inca Area migranti e politiche sociali – con la chiusura delle frontiere diminuite anche le richieste di ricongiungimenti familiari, abbastanza stabile, invece, il numero di pratiche per la cittadinanza italiana, 31 fino ad ora contro le 41 dell’anno scorso”.

“Il nostro servizio di Patronato Inca per i migranti e politiche sociali è sempre rimasto attivo, durante il lockdown in remoto attraverso mail e numeri telefonici dedicati – aggiunge Campisi – nel nostro ruolo di ponte tra i cittadini migranti e le istituzioni, dall’Ats all’Inps, dai Comuni alla Prefettura, nel 2020 abbiamo gestito anche il complesso lavoro legato alla sanatoria per l’emersione dei lavoratori irregolari, che è stata attivata da giugno ad agosto, un periodo decisamente troppo breve per tutte le richieste pervenute”.

La mole di lavoro per l’Area migranti e politiche sociali del Patronato Inca è stata, dunque, decisamente corposa e delicata. “Da marzo ad oggi abbiamo ricevuto 3mila mail per appuntamenti, consulenza e chiarimenti, in particolare per i permessi in scadenza, senza i quali, ad esempio, non è possibile rinnovare la tessera sanitaria o prolungare un contratto di lavoro – afferma Campisi – i ritardi da parte degli enti preposti nella provincia di Monza e della Brianza, in particolare per la gestione dei titoli di soggiorno da parte della Prefettura di Milano, che è ancora competente per Monza e Brianza, hanno inciso sulla vita dei migranti perché, in attesa della conclusione di queste pratiche, queste persone si sono trovate senza la possibilità di aprire conti correnti, accedere a mutui e con i pagamenti sospesi delle prestazioni assistenziali”.

Non è un caso, quindi, che la rete Brianza Accogliente e Solidale, di cui anche la Cgil di Monza e Brianza fa parte, a novembre ha lanciato una petizione per denunciare una vera e propria emergenza per i permessi di soggiorno nel nostro territorio, dove i tempi di attesa superano anche i 24 mesi.

LE PROBLEMATICHE DELLA SANATORIA

Il 2020 nel settore migrazione ha visto anche la novità della sanatoria riguardante l’emersione dei lavoratori irregolari. La poca chiarezza sui requisiti e le numerose incongruenze hanno reso più complicato il lavoro dell’Area migranti e politiche sociali del Patronato Inca Monza e Brianza. “Abbiamo ricevuto molte richieste di informazioni ed assistenza, anche 300 al giorno nelle prime due settimane in cui la sanatoria è stata in vigore – spiega Matteo Perego (nella foto in alto) – una partecipazione incredibile se si considera che a questa misura potevano accedere solo i lavoratori domestici ed agricoli”.

“Tra i requisiti poco chiari ci sono il reddito, che non si è capito se poteva essere accumulato, ma anche la necessità per il migrante di dimostrare la sua presenza in Italia prima del’8 marzo 2020 – aggiunge – per questo, visto il costo notevole della domanda per la sanatoria, 500 euro, abbiamo rimandato alcune delle richieste che ci sono pervenute”.

L’incertezza della situazione legata all’emersione dei lavoratori irregolari stranieri ha prodotto anche alcuni paradossi. “Alcuni dei richiedenti asilo sono arrivati a licenziarsi perché la normativa prevede che la sanatoria riguardi un nuovo contratto di lavoro con un datore di lavoro – afferma Perego dell’Area migranti e politiche sociali del Patronato Inca Monza e Brianza – si è aperto, quindi, un mercato di contratti fittizi, senza contare che è prevista l’autodichiarazione del datore di lavoro dalla data in cui era iniziato il rapporto irregolare”.

Un settore che per i migranti non ha registrato eccessivi problemi burocratici legati al Covid-19 è la scuola. “Rispetto ad altri enti, non abbiamo riscontrato ostruzionismo, anche perché in caso di permesso di soggiorno scaduto, ma in fase di rinnovo, l’accesso a scuola è garantito – afferma Campisi – qualche problema collaterale nel mondo della scuola lo abbiamo visto per i ricongiungimenti familiari perché non sempre è stato facile ottenere il codice fiscale”.

Dopo gli sforzi compiuti in un contesto di emergenza, la Cgil di Monza e Brianza ha deciso di potenziare ulteriormente i presidi sul territorio: da gennaio 2021, infatti, il Patronato Inca ha previsto una maggiore presenza, oltre a Monza, anche a Desio, Carate Brianza, Cesano Maderno e Vimercate.

 Nel decreto rilancio e nel decreto interministeriale del 29 maggio, è disciplinata la procedura per regolarizzare alcune categorie di stranieri irregolari. A chi si applica. A quali condizioni. Come funziona la procedura e quanto costa.

Dal 1° giugno al 15 luglio sarà possibile presentare domanda di sanatoria per alcune categorie di stranieri irregolari presenti nel nostro territorio (art. 103 comma 1 D.l. Rilancio).

La sanatoria è stata voluta dal Governo italiano come misura di contrasto al lavoro sommerso ed al fenomeno del caporalato. Non solo i cittadini stranieri, ma anche gli italiani che vivono in una condizione di sfruttamento lavorativo, possono chiedere al datore di lavoro di stipulare  un contratto vero e proprio di lavoro. La norma prevede infatti che non si proceda penalmente né con sanzioni amministrative contro quei datori di lavoro che hanno impiegato “a nero” i lavoratori o che hanno fatto lavorare manodopera irregolarmente presente in Italia. Fatta eccezione per quei datori di lavoro che hanno commesso reati di “caporalato” o di sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

Nel fenomeno del lavoro sommerso la stragrande maggioranza del personale impiegato è costituito da lavoratori migranti spesso totalmente sprovvisti di permesso di soggiorno, o in possesso di un permesso di soggiorno scaduto. Queste persone, anche volendo, non potrebbero mai uscire dallo sfruttamento lavorativo perchè la mancanza di un regolare permesso rende impossibile stipulare un contratto di lavoro.

Due tipologie di regolarizzazione

Il decreto rilancio prevede due possibilità in aiuto a due categorie di lavoratori stranieri: “i clandestini”, totalmente sprovvisti di un titolo di soggiorno e coloro che hanno un permesso ormai scaduto e non rinnovato.

1. Coloro che sono totalmente sprovvisti di un permesso di soggiorno (clandestini), ma hanno già un lavoro o qualcuno che sia disposto ad assumerli, potranno chiedere che il datore di lavoro dichiari l’esistenza del contratto di lavoro in corso, oppure che concluda un nuovo contratto di lavoro.

La condizione determinante è tuttavia che lo straniero irregolare dimostri di essere arrivato in Italia prima dell’8 marzo 2020, quando è scoppiata l’emergenza Covid, e di non essersi allontanato dall’Italia per tutto questo periodo. Lo straniero dovrà dimostrare la sua presenza in Italia prima dell’8 marzo, con documentazione proveniente da organismi pubblici, come ad esempio il Comune, la Prefettura, la Questura o tramite l’attestazione di presenza sul territorio italiano.

Potranno regolarizzare la propria presenza in Italia, gli stranieri che lavorano nei settori dell’agricoltura (ma anche allevamento pesca e connesse attività), nonché i lavoratori domestici come colf, badanti o assistenti di persone con handicap anche se non coabitano col datore di lavoro.

2. La seconda categoria di stranieri per i quali è prevista la regolarizzazione è quella di coloro che si trovano in Italia con un permesso scaduto dal 31 ottobre 2019 e non rinnovato né convertito in altro permesso. Per costoro è prevista la possibilità di fare domanda di permesso di lavoro temporaneo per sei mesi, e se in questo periodo di tempo trovano un lavoro stabile, potranno convertire il permesso temporaneo in un permesso per motivi di lavoro subordinato (art. 103 comma 2 D.l Rilancio).

La procedura

Il decreto interministeriale del 29 maggio 2020 ha stabilito le modalità di presentazione della domanda, distinguendo due procedure:

1. La domanda del datore di lavoro per la conclusione del nuovo contratto o per l’emersione del contratto irregolare con lo straniero, dovrà essere presentata  allo Sportello unico per l’immigrazione, con procedura telematica sul sito https://nullaostalavoro.dlci.interno.it/ mediante autenticazione digitale con SPID, secondo le istruzioni contenute sul sito.

Dovrà essere allegata alla domanda, caricandola sul modello, la ricevuta del pagamento del contributo di Euro 500,00, da pagare tramite modello f24 in banca, alla posta o tramite il sito dell’agenzia delle entrate.

Sono stabiliti dei requisiti di reddito che il datore di lavoro deve possedere per procedere alla regolarizzazione del contratto di lavoro:

per le regolarizzazioni dei rapporti di lavoro in agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse, è previsto che il datore di lavoro possieda un reddito imponibile minimo non inferiore a 30.000 euro.per le regolarizzazioni dei rapporti di lavoro domestico e di assistenza alla persona, il reddito non deve essere inferiore a 20 mila euro per il nucleo familiare composto da una sola persona, mentre non dovrà essere inferiore a 27 mila euro per il nucleo familiare composto da più soggetti conviventi. Fa eccezione alla richiesta di un limite di reddito minimo, il datore di lavoro non autosufficiente che presenta la domanda per la regolarizzazione della persona addetta alla sua cura.

Dopo la valutazione dell’assenza di ragioni che impediscono l’accoglimento della domanda, e dopo aver verificato con l’Ispettorato del Lavoro che il datore di lavoro ha le condizioni di reddito per pagare il lavoratore assunto, lo Sportello unico per l’immigrazione convoca il datore di lavoro e lo straniero per la conclusione del contratto e per la richiesta di permesso di soggiorno (art. 103 comma 15 D.l. Rilancio).

2. La domanda per il permesso di lavoro temporaneo (art. 103 comma 5 D.l. Rilancio)sarà presentata in Questura dallo straniero stesso, mediante compilazione presso l’ufficio postale abilitato, del modulo di domanda. Al modulo dovrà essere allegata la ricevuta del versamento F24 di Euro 130,00

Ulteriori documenti da allegare alla domanda sono: il passaporto o attestazione di identità rilasciata dalla rappresentanza consolare del proprio paese di origine; documentazione comprovante la presenza in  Italia dall’8 marzo 2020; documentazione che attesta di aver svolto attività lavorativa in uno dei settori individuati nell’allegato al decreto (allegato 1 al decreto interministeriale).

Lo straniero sarà poi convocato in Questura per l’esame della richiesta ed il rilascio del permesso di soggiorno.

I costi della procedura

E’ previsto il pagamento di un contributo all’atto di presentazione della domanda. Per la prima procedura di emersione del lavoro irregolare, è stabilito il  pagamento della somma di Euro 500,00. Per la presentazione invece della domanda di permesso temporaneo di sei mesi, è previsto il versamento del contributo di Euro 130,00. Il versamento deve avvenire tramite modulo F24, presso l’istituto di credito, l’ufficio postale, oppure direttamente attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Esclusioni (art. 103 commi 8 e 10 del Dl. Rilancio)

Non possono presentare la domanda quei datori di lavoro che sono stati condannati negli ultimi cinque anni, anche solo avendo patteggiato la pena, per il reato di favoreggiamento (art. 103 comma 9 lett. a,b,c,d.) dell’immigrazione clandestina, reclutamento e sfruttamento della prostituzione.

Sono esclusi invece gli stranieri già espulsi dall’Italia, oppure segnalati anche in altro paese europeo, oppure ancora coloro che hanno già riportato una condanna per reati di una certa gravità o che sono considerati pericolosi.

 Immigrazione: perché la sanatoria ha raggiunto un risultato unico nell'Europa del Covid-19

Secondo molti le 200.000 domande presentate sarebbero un flop. Ma con un governo diviso e un parlamento largamente ostile agli immigrati si tratta di un traguardo assolutamente non scontato.

La sanatoria per gli immigrati irregolari, l’ottava in Italia dal 1986 (senza contare i decreti flussi), si è conclusa con 207.000 domande presentate. Molti hanno gridato al “flop della sanatoria”, sia dal versante pro-immigrati, sia da quello opposto. Va riconosciuto che lo scopo inizialmente inalberato, quello di fornire manodopera legale all’agricoltura, è stato raggiunto solo in parte: poco più di 30.000 domande, pari al 15% del totale. Del resto, prima ancora della travagliata definizione del decreto governativo, le organizzazioni agricole avevano dichiarato che la sanatoria non avrebbe risolto i loro problemi di reperimento di braccia. Imprenditori interessati ad assumere braccianti per alcune settimane, si può aggiungere, difficilmente avrebbero accettato di sobbarcarsi i costi relativi alla procedura di emersione.

È stato ancora una volta confermato invece il grande e silenzioso contributo che gli immigrati (e soprattutto le immigrate) forniscono ai precari equilibri delle famiglie italiane, sovraccaricate di compiti assistenziali che non riescono più ad assolvere con le loro forze. Nello stesso tempo, le quasi 178.000 domande riferite al settore testimoniano l’ampia e altrettanto silenziosa tolleranza verso l’immigrazione irregolare, quando opera al servizio delle famiglie italiane.

Chi invece sperava che la sanatoria prosciugasse il bacino dell’immigrazione irregolare era destinato ad andare incontro a una delusione. La stessa impostazione del decreto governativo limitava la portata della manovra: era l’esito di uno stentato accordo tra forze politiche che sull’immigrazione hanno tenuto per anni posizioni contrastanti. Almeno due limiti erano appariscenti.

In primo luogo, il decreto replicava il tradizionale impianto delle sanatorie all’italiana: l’emersione non è un diritto della persona immigrata, ma una concessione che passa attraverso un rapporto di lavoro, benché informale, e richiede la disponibilità del datore di lavoro a farsi carico della procedura, assumendo il lavoratore straniero. Questo approccio è stato ribadito anche al tempo del COVID, quando avrebbe avuto senso far emergere tutti gli immigrati soggiornanti in Italia per poterli monitorare. Abusi, ricatti, ricorso a datori di lavoro fittizi o solidali, sono le conseguenze purtroppo prevedibili di questa impostazione. Capita sistematicamente ad ogni sanatoria che alcuni immigrati pur avendo un lavoro non riescano a regolarizzarsi; altri vengano regolarizzati da un altro datore di lavoro o in un altro settore, per esempio come domestici anche se lavorano come muratori; altri ancora riescano a regolarizzarsi pur non avendo un lavoro stabile; moltissimi paghino gli oneri previsti al posto dei datori di lavoro.

Il secondo limite si riferiva alla scelta di ammettere solo i lavoratori di alcuni settori, sostanzialmente agricoltura e servizi alle famiglie, scartando tutti gli altri: tra loro, addetti alle pulizie o fattorini che avevano lavorato per assicurare servizi essenziali durante il COVID e si sono trovati esclusi, a meno che non siano riusciti a travestirsi da collaboratori domestici trovando un datore di lavoro compiacente. L’unico scopo di una siffatta limitazione era quello di soddisfare la pretesa del Movimento 5 Stelle di non regolarizzare troppi immigrati.

Sostenere che la sanatoria è fallita perché non ha legalizzato i 600.000 immigrati irregolari, conteggiati da stime di dubbia fondatezza, è dunque poco sensato. La sanatoria non aveva affatto l’obiettivo di sradicare l’immigrazione irregolare. Si confronta inoltre un dato ipotetico - i presunti 600.000 soggiornanti senza permesso - con un dato effettivo: le 200.000 domande presentate.

Propongo dunque una valutazione diversa e più equilibrata della misura di emersione. La carenza di braccia per l’agricoltura ha rappresentato la leva politica per realizzare, in tempi di COVID, una manovra che dovrebbe alla fine conferire uno status legale a circa 200.000 persone, aprendo loro le porte di una vita dignitosa in Italia: un risultato pressoché impensabile, da parte di un governo diviso e di un parlamento largamente ostile agli immigrati, tanto da aver approvato a suo tempo a larga maggioranza i decreti-sicurezza di Salvini. Un risultato simile non si è realizzato in nessun paese dell’UE, tranne in qualche misura in Portogallo. Non è dato sapere se la ministra Bellanova abbia agito in modo strategico, usando l’argomento della manodopera agricola per arrivare a questo risultato, ma di fatto l’ha conseguito.

Per chi avrà ottenuto il permesso di soggiorno, e auspicabilmente un contratto di lavoro autentico, la partita non è ancora vinta. Si apre il percorso di un’integrazione sociale non più condizionata dalla paura di essere intercettati, trattenuti ed espulsi. È una sfida per gli immigrati, ma anche un compito per una società civile solidale e inclusiva. Una questione che coinvolge tutti.

02.01.2021
MichelaOgnissanti
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